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5 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:12
Secondo l’OCSE, nel 2030 il 60 per cento dei laureati in materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) verrà da India e Cina. Che già oggi laureano in queste materie rispettivamente 2,5 e 4 milioni di giovani all’anno. Gli Stati Uniti non arrivano alla metà del risultato cinese, con una quota del 20% sul totale delle lauree, mentre l’India è al 37% e la Cina supera il 40%. Tanto che gli Usa sono il principale importatore di competenze STEM e nei laboratori delle Big Tech americane capita sempre più spesso che si parli mandarino. E nel vecchio continente come vanno le cose? Più di un azienda su due segnala enormi difficoltà nel reperire profili con competenze adeguate, a dimostrazione che il problema non è la mancanza di lavoro ma la carenza di capitale umano, con appena un quarto degli studenti universitari europei che sceglie un percorso tecnico-scientifico. E siccome la percentuale è ferma da oltre un decennio nonostante l’accelerazione imposta dalle transizioni digitale ed energetica, i rapporti più recenti parlano di “stagnazione”, con particolare preoccupazione per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), che in Ue attraggono solo un quinto degli studenti STEM.






