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Francesco Sessa

Il francese ha trascinato i suoi alla vittoria in gara-7 nella finale a Ovest contro Oklahoma City e ora sogna il titolo

Dovevano essere la squadra del futuro. Gli Spurs del post Gregg Popovich — 77 anni, coach di San Antonio per un trentennio (1996-2025) ora presidente nonostante la voce fioca e il passo lento dopo l’ictus che lo ha colpito nell’autunno 2024 — sono un’accozzaglia di giovani talenti guidati da un 39enne, Mitch Johnson, prima assistente di Pop e adesso capo allenatore. Il classico progetto che si dovrebbe basare su un concetto non sempre valido nello sport, ma nella Nba un po’ di più: il tempo. Il centro di gravità del nuovo universo nero-argento è però un 22enne planato nel basket Usa per riscrivere le leggi della pallacanestro. Victor Wembanyama — due metri e 24 di altezza, apertura alare di 242 centimetri, 57 di scarpe — è stato un acceleratore. Non aveva mai giocato i playoff Nba, ora lancia gli Spurs alla conquista dell’anello dopo la vittoria in finale a Ovest in gara-7 contro i campioni in carica, gli Oklahoma City Thunder. San Antonio-New York sarà la finalissima: primo atto nella notte tra mercoledì e giovedì.

Uno come Wemby non si era mai visto. Ha vinto il premio di miglior difensore dell’anno perché può stoppare chiunque, schiaccia a canestro mettendosi solo in punta di piedi, tira da tre punti come una guardia. Immarcabile, semplicemente. «Creato in laboratorio», dicono i più. Ma dietro ai successi del giovane francese (il padre, Victor, è congolese) c’è tanta fatica, non solo la genetica. In estate si è sottoposto ad allenamenti massacranti difendendo uno contro uno a tutto campo senza interruzione con ognuno dei compagni di squadra, dai piccoli ai lunghi. Corre sul tapis roulant subacqueo, con le gambe sott’acqua. Per lui, con quelle braccia lì, è più difficile eseguire cinque trazioni che segnare 40 punti in Nba, eppure ci si mette e le fa.