Il Giardino Botanico di Singapore, fondato nel 1859 quando la città era una colonia britannica, contiene al suo interno altri due giardini: uno è quello Nazionale delle orchidee, e l’altro, il Giardino dei Vip, anche quello dedicato alle orchidee. I “vip” in questione sono per lo più i capi di Stato che si sono recati in visita ufficiale a Singapore, e che sono stati dunque omaggiati con un’orchidea ibridizzata per loro (e scelta o dai capi di stato stessi o dai responsabili del loro protocollo), e che porta il loro nome.
Così, si può vedere l’orchidea Thatcher, uno dei fiori più spigolosi immaginabili, o la Duterte, dal nome dell’ex leader filippino, Rodrigo Duterte, oggi all’Aja a processo per crimini contro l’umanità. È rosso sangue, neanche a farlo apposta, per un presidente che ha condotto una “guerra alla droga” che ha portato alla morte di decine di migliaia di persone.
La dolcissima vaniglia ha una storia amara
Guardando al ruolo così apertamente politico dei fiori in questo giardino, che è peraltro di una bellezza straordinaria, mi sono venute in mente mille domande legate all’utilizzo che facciamo della natura: certo, la bistrattiamo, come se facendo così non distruggessimo prima di tutto noi stessi, ma anche, non sembriamo essere capaci di vivere di fianco ad altre specie senza per questo impossessarcene, se non altro a livello simbolico.






