L’ultima traccia conduce alla periferia di Parigi. Nel quartiere di Saint-Mandé, nella cintura orientale della capitale francese, ha casa l’ultimo investimento europeo di Tencent, uno dei più grandi conglomerati cinesi nell’industria digitale. Proprietario, tra le altre cose, della app più usata dai cinesi per comunicare, pagare e svolgere miriadi di attività di fronte alle quali Whatsapp impallidisce: Wechat.Saint-Mandé è zona nota agli emissari di Tencent. È il quartier generale del colosso francese dei videogiochi Ubisoft. Azienda che la casa madre di WeChat conosce bene, dato che nel 2022 ha investito 300 milioni di euro per dare fiato ai conti in affanno attraverso una partecipazione nella cassaforte della famiglia proprietaria, i Guillemot. Lo scorso ottobre Tencent ha piazzato una fiche da 1,6 miliardi di euro per il 26,3% di Vantage Studio, la società in cui Ubisoft ha fatto confluire lo sviluppo delle sue galline dalle uova d’oro: Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six.L’operazione Vantage Studio segna un ritorno sulla scena europea di Tencent. Dal 2023 il colosso di Shenzhen non toccava palla. Attraverso l’analisi dei dati di Dealroom, piattaforma specializzata nella raccolta di dati su operazioni finanziarie, Wired Italia ha mappato gli investimenti dell’azienda in Europa e individuato 88 operazioni complessive, da Ubisoft in giù, a un ricco sottobosco di startup innovative. Cinque di queste sono state concluse tra il 2021 e il 2025. Nel solo 2020, Tencent ne aveva messe a segno sei.Il cambio di rottaQuell’anno, d’altronde, segna uno spartiacque. Da un lato, in Europa cambia il vento quando si parla di Cina. Il Dragone viene visto con sospetto, le sue tecnologie messe in quarantena, gli investimenti passati al setaccio. “Nell’aggiornamento del piano della sicurezza economica c’è un’idea da parte della Commissione e dell’Alto commissario per la politica estera di fare uno scouting proattivo e outreach di startup nei campi tecnologici per impedire takeover ostili”, spiega a Wired Rebecca Arcesati, a capo del programma Scienza, tecnologia e innovazione del Mercator institute for China studies (Merics), un centro di ricerca tedesco.“Con i controlli che ci sono, la Cina non farà più grosse acquisizioni - osserva Alessandro Aresu, analista geopolitico, consulente strategico e autore di molti libri e articoli su Cina e tecnologia -. Le operazioni sono inferiori anche perché la stessa tecnologia cinese è progredita”. Non solo, prosegue l’esperto: “In Cina c’è una lotta senza quartiere tra le big tech sull’AI e si è visto durante il Capodanno, con Bytedance che ha raggiunto più utenti e Alibaba che ha smantellato il team di Qwen perché non visto come latore di metriche di fidelizzazione”.Questo cambio di rotta è plastico in un’analisi condotta da Wired sulla base di dati Dealroom relativi agli investimenti di 16 società cinesi, tra cui Alibaba, Huawei, Baidu e Netease, in startup e aziende innovative europee. Si vede come all’abbuffata del quinquennio 2016-2020 segua una stagione di remi in barca. In cui l’unico operatore che continua a pescare nello stagno è proprio Tencent. Con operazioni di consolidamento, come va interpretata quella in Vantage Studio. O in Lighthouse Project, startup di videogiochi in cui Tencent fa un primo investimento nel 2023 e poi aggiunge nuova cassa nel luglio 2025.Questo andamento si registra anche se si allarga lo sguardo. Merics e la società di consulenza Rhodium Group hanno rilasciato la consueta analisi annuale sugli investimenti esteri diretti cinesi. Che nel 2025 sono tornati ai livelli più alti dal 2018 (42 miliardi), pari a 16,8 miliardi e con incremento del 67%. La nuova calamita è l'automobile e gran parte di questo flusso alimenta impianti produttivi di quattro-ruote o batterie, con l'Ungheria in testa.Le sfide futureE in questo quadro si inserisce Tencent. Come spiega Arcesati, l’azienda fa un po’ storia a sé. “Essendo privata - dice - ha meno legami con il partito stato e per quanto sia da tenere sotto controllo per Wechat e le piattaforme media, è meno strategica perché meno competitiva nelle tecnologie emergenti rispetto a operatori di pari livello come Alibaba in settori come AI, semiconduttori, aerospazio e quantum”. A parte nell'intersezione tra AI e biotecnologie. Su cui il governo incoraggia gli investimenti. E in cui l'azienda è presente.Da un lato la fortuna di Tencent affonda le radici in settori che Pechino vuole tenere sotto controllo: social media, videogiochi, fintech. “Tencent investe in settori che in Cina sono scoraggiati, quindi cerca opportunità all’estero”, prosegue la ricercatrice di . Circa il 40% delle operazioni in startup e società innovative europee riguarda il gaming. Negli anni d’oro Tencent è andata a caccia di opportunità in tutto il continente, con Svezia e Regno Unito che più di altri ecosistemi hanno beneficiato del suo portafoglio.Non a caso nelle scorse settimane l’azienda ha rinforzato le sue infrastrutture cloud in Germania. Già un anno fa alla Cnbc l’ad della divisione cloud, Dowsong Tong, aveva annunciato la mossa, citando proprio gaming e super app come le industrie al cui servizio il gigante voleva mettere la sua potenza di calcolo, in concorrenza con i grandi operatori statunitensi.Aresu avverte: “Tutte queste aziende devono affrontare il tema dei semiconduttori. Non va sottovalutato l’approvvigionamento dei chip di Nvidia, poiché le prestazioni di quelli di Huawei non sono ancora alla pari. Per capire dove andranno occorre monitorare le vendite dell’H2000”. Chip e data center chiamano in causa la tecnologia del momento. Ossia l’intelligenza artificiale. Sono altri i nomi dell’AI made in China saliti alla ribalta, finora. Deepseek, prima di tutti, per la sua capacità di allenare un modello con costi sensibilmente inferiori ai centri statunitensi. Poi c’è Alibaba con Qwen. Ultimamente i riflettori sono su Bytedance e sul suo Seedance, che in campo di generazione video ha messo in ombra l’ormai sepolto Sora di casa OpenAI.“La cosa più rilevante da parte di Tencent è lo sforzo di capitalizzare l’uso di Openclaw integrato in Wechat”, ricorda Aresu. La super app è uno sconfinato bacino di utenti, metrica che è oggi la più osservata in Cina e che a Tencent serve a compensare il mancato successo del suo chatbot originario, YuanBao. Per recuperare terreno, aggiunge Arcesati, la società ha fatto “nuovi investimenti per circa 4-5 miliardi di dollari entro il 2027”.Analizzando le mosse più recenti di Tencent in Europa salta all’occhio il sostegno garantito nel 2022 a T-Therapeutics, startup di Cambridge che lavora sull’impiego dei linfociti nella cura del cancro. Il biotech è un campo distante dal perimetro di azione della casa madre di Wechat solo all’apparenza, perché Tencent nel tempo ha investito in nove società che operano nella filiera della salute e delle scienze della vita. “Lo stanno facendo anche in Cina - chiosa Arcesati - per beneficiare della crescita del settore”.
Cosa racconta Tencent degli investimenti della Cina in Europa (che sono tornati a crescere)
Il colosso del digitale è stato il più attivo investitore in startup e aziende innovative europee. Oggi dalla Cina arrivano soprattutto soldi per l'automotive, mentre Tencent continua a presidiare il gaming







