A Torino la futura assistenza agli anziani potrebbe essere gestita da un robot. Il progetto “Daisi&Ron” è stato presentato nell’aula magna di Anatomia umana: obiettivo, usare nelle Rsa le “macchine assistenziali” come in questo caso Teo, robot-assistente capace di monitorare e stimolare le funzioni cognitive delle persone più anziane e sostenere l’invecchiamento attivo. L’idea di un automa di supporto è arrivata dal professor Alessandro Vercelli, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino e del Nico (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi) in collaborazione con Teoresi Group, per la parte tecnologica e software.
«Già nei test abbiamo notato che c’è un grande interesse – spiega Vercelli –. Uno potrebbe aspettarsi il contrario da persone over 65, ma io non le sottovaluterei così tanto. Il punto è che dobbiamo invogliarle a continuare a usarlo. Purtroppo la popolazione italiana è generalmente poco scolarizzata se si parla di computer. Penso che quest’innovazione sarà ancora più utile alle generazioni future». Dopo l’ok dalla Commissione bioetica, per Teo sono iniziati i test con “colleghi umani” e pazienti.
C’è un primo ostacolo: non tutti sono pronti ad accettare che un anziano venga assistito da un robot. Secondo il professore la paura principale gira intorno al cliché della macchina che sostituisce l’umano: «In realtà il nostro progetto vuole anche aiutare il personale, eliminando le attività più ripetitive. Il progetto Daisi&Ron integra robotica, intelligenza artificiale e realtà virtuale per favorire la stimolazione cognitiva e psicologica, ma non solo: se si collega il robot alla rete si può videochiamare la famiglia, socializzare da una Rsa a un’altra, farsi assegnare piccoli esercizi fisici. Il robot, inoltre, archivia e organizza i dati clinici tutelando gli utenti a tutto tondo».













