Milano – Un ragazzo accoltellato e ucciso nella stazione di Milano Certosa. Non è passata nemmeno una settimana: martedì sera, Gianluca Ibarra Silvera è morto a 22 anni, trafitto da una trentina di fendenti. Fatale, la lesione dell’arteria femorale che gli ha causato un’emorragia.

“Papà, non lasciarmi morire”, ripeteva al padre che lo ha raggiunto, prima della corsa disperata in ospedale. E mentre la polizia è a caccia dei responsabili, verosimilmente parte di un “branco“ – la dinamica dell’assalto richiama i blitz delle pandillas; peraltro, nella zona è comparsa la scritta “LK“, dei Latin King – il tema della sicurezza nelle stazioni torna sotto i riflettori.

Certosa

I residenti attorno a Milano Certosa chiedono da tempo interventi: è dello scorso novembre l’ultima petizione rivolta al Comune, con 1.073 firme raccolte in pochi giorni. “Per le donne e i ragazzi – scrivevano – la stazione è oramai un luogo da evitare”. La richiesta: un presidio h24 delle forze dell’ordine, all’interno dell’area e nei luoghi adiacenti. Per il Municipio 8 “serve un piano di riqualificazione – a parlare è il vicepresidente Fabio Galesi –, l’apertura dei negozi chiusi e l’istituzione dell’ufficio Polfer (smantellato 5 anni fa) nonché un presidio del personale Rfi con un controllo di videosorveglianza”. Amara, la considerazione finale: “Il piano Stazioni sicure, che dovrebbe essere di presidio e contrasto al degrado urbano, non ha funzionato e non funziona”. I controlli svolti nei mesi scorsi hanno portato al sequestro di droga, a identificazioni e allontanamenti. “Ma ci vuole di più”, è il coro.