di
Pierpaolo Lio
Il 22enne è stato ucciso alla stazione Certosa tra martedì e mercoledì: testimoni hanno riferito di una rissa precedente. Prende piede l'ipotesi di una vendetta nei confronti del ragazzo sbagliato
Il quartiere racconta con insistenza di un «precedente». Di poche ore prima. Un’altra rissa tra ragazzi sudamericani. Sempre alla stazione di Certosa. Nel primo pomeriggio di martedì. E una delle «fazioni» coinvolte sarebbe la stessa che a sera, alle 22.30, ha poi aggredito i fratelli Ibarra (e un loro amico), riuscendo a raggiungere il più grande, il 22enne Gianluca, uccidendolo con una furia di fendenti alle gambe, tra cui quello letale che gli ha reciso l’arteria femorale.
Quell’agguato «a freddo» è stato poi raccontato ai poliziotti dal più giovane dei due, il 20enne Gianfranco: «Scappando anche io sono caduto, ma sono riuscito ad alzarmi e mettermi in salvo. Mio fratello è caduto tre volte, ed è stato raggiunto e aggredito». Di quello che è successo non è riuscito a dire molto altro. «Mi sono nascosto: avevo molta paura», la sua ammissione. Ha visto solo tante ombre scure che s’ammassavano su «Luquita», colpendolo a ripetizione.










