Dopo una settimana passata tra la vita e la morte, intubato e in coma farmacologico, steso con gli occhi chiusi in un lettino del reparto di terapia intensiva delle Molinette, Marco Basoccu è ritornato ad affacciarsi alla realtà. Ai medici che lo hanno estubato ha sussurrato: «Sono un commercialista, questo è il periodo delle dichiarazioni dei redditi, ci sono delle scadenze, dovrei essere al lavoro….». Parole che hanno strappato un sorriso all’équipe diretta dalla dottoressa Marinella Zanierato e che dimostrano il continuo miglioramento del quadro neurologico del 36enne di Casale Monferrato, finito alle Molinette nella serata di domenica 24 maggio con la testa rotta dopo essere stato colpito da un oggetto contundente durante i tafferugli tra i tifosi scoppiati prima del derby tra Juventus e Torino. Per la sua famiglia e gli amici dei Viking Milano che erano con lui non ci sono dubbi: «È stato un lacrimogeno sparato dalla polizia ad altezza d’uomo, lui è caduto e ha perso i sensi». Ma c’è anche chi opta per una bottiglia o un sasso scagliato da lontano. Comunque è questione di giorni e il mistero dovrebbe essere chiarito dagli agenti della Squadra mobile che, coordinati dal pm Paolo Scafi, hanno analizzato e “ripulito” decine di filmati girati nelle vicinanze dello stadio, isolando quello che è successo a Basoccu. Di quegli istanti il tifoso di Casale Monferrato non ricorda nulla. «Mi ha detto che rammenta di essere andato allo stadio per il derby, ma mi ha detto che era da solo….». Invece non è così, perché il commercialista era insieme al gruppo dei Viking con i quali, ogni tanto, va alle partite della Juventus. Ma di quella maledetta domenica, almeno per adesso, non ha memoria. «Ai sanitari Marco ha ammesso anche di essere un bravo cuoco, infatti cucina molto bene, la sua è una grande passione che speriamo possa continuare ad esercitare», continua il padre all’uscita dell’ospedale dove ieri pomeriggio sono arrivati anche Elisa, la compagna del 36enne, e la sorella di Marco, Beatrice, insieme al marito, giocatore di basket in serie B nel Crifo Wine di Ruvo. Prognosi ancora riservata «Giorno per giorno il paziente viene valutato clinicamente e speriamo che questo trend di miglioramento progressivo continui - spiega la dottoressa Zanierato -. Noi lo abbiamo stimolato con domande sulla famiglia e sul suo lavoro per capire se è orientato e ha risposto correttamente. Sovente dice di avere sete e gli inumidiamo le labbra anche perché non può bere ancora tutti i momenti. Comunque è collaborativo, anche se il trauma cranico rimane e lui si affatica ancora molto dopo che interagisce. L’importante è che, giorno dopo giorno, ci siano miglioramenti anche se la strada sarà lunga». Se così fosse i medici potrebbero anche sciogliere la prognosi in un futuro non molto distante. Ma per ora resta riservata. «Vorrei solo puntualizzare che Marco non è che parli fluentemente, come può pensare qualcuno, ma si fa capire con molta fatica - puntualizza la mamma, Maria Teresa - per questo occorrono molta pazienza e molta calma, noi abbiamo grande fiducia nei medici, che sono straordinari». Intanto la famiglia del commercialista di Casale Monferrato - che da diversi anni vive a Milano per lavoro - ha deciso di farsi tutelare dall’avvocata Cristina Trabucco, anche perché, come ha ribadito più volte in questi giorni di sofferenza e speranza il signor Pier Luigi, ex funzionario di banca: «Il nostro obiettivo è solo scoprire la verità di quello che è successo a Marco quella domenica pomeriggio poco prima che entrasse allo stadio». Ancora ieri l’uomo evidenziava alcuni punti interrogativi che solo l’inchiesta della Procura potrà chiarire. «Vorrei sapere perché nessuno lo ha subito soccorso e, come raccontato diversi testimoni, ci è voluta più di un’ora perché arrivasse un’ambulanza. E, soprattutto, perché prima mio figlio è stato trasportato al Mauriziano e, solo in un secondo tempo, qui alle Molinette nonostante la gravità delle sue condizioni. Se qualcuno ha delle responsabilità dovrà risponderne»