Sul National Mall di Washington, il palcoscenico designato per celebrare i 250 anni dell’indipendenza americana si sta trasformando nell’ennesimo caso politico.

Al centro delle polemiche c’è “Freedom 250”, l’organizzazione che promuove il Great American State Fair, una kermesse gratuita in programma dal 25 giugno al 10 luglio 2026 nel cuore della capitale federale.

Sebbene il progetto si presenti esplicitamente come “non-partisan” e volto a esaltare l’unità nazionale, in pochi giorni la rassegna ha registrato un esodo di massa dei principali artisti, intimoriti da un contesto percepito come sempre più vicino all’orbita di Donald Trump. La crisi è esplosa subito dopo l’annuncio della prima ondata di performer: circa due terzi del cartellone ha fatto immediatamente marcia indietro. Tra i nomi che si sono sfilati figurano Martina McBride, The Commodores, Morris Day, Young MC e Bret Michaels (frontman dei Poison).

Diversi artisti hanno denunciato pubblicamente la profonda distanza tra l’evento descritto in fase di contatto come neutro e apartitico e l’impianto, giudicato divisivo, che stava prendendo forma. Al momento, tra defezioni e ripensamenti, restano in programma pochi nomi, tra cui Vanilla Ice e Flo Rida.