Uno studio mostra quanto il cervello possa adattarsi a corpi impossibili, tra ali digitali, movimento e percezione di sé
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Il corpo davanti allo specchioLe ali entrano nella mappaIl cervello resta prudente
Basta infilare un visore, muovere le braccia, ruotare i polsi e accettare per qualche minuto una cosa abbastanza assurda: al posto degli arti superiori compaiono due grandi ali piumate. All’inizio sembrano un gioco, una fantasia da videogioco ben fatto. Poi succede qualcosa di più interessante. Dopo alcuni giorni di allenamento in realtà virtuale, il cervello comincia a rispondere a quelle ali in modo diverso, più vicino a come risponde alle braccia vere. Lo racconta uno studio pubblicato su Cell Reports, in cui 25 volontari hanno seguito un programma di volo virtuale progettato da ricercatori della Peking University e della Beijing Normal University.











