Minimo sforzo e massima resa. Il risultato finale: la Tripla Corona. Dopo tre settimane di corsa sulle strade italiane (più una comparsata in Bulgaria), il Giro d’Italia decreta a Roma la chiusura del cerchio di Jonas Vingegaard, che dopo i due Tour de France e la Vuelta de Espana del settembre scorso, inserisce il proprio nome anche nell’albo d’oro della Corsa Rosa. Il Re Pescatore ha dominato questa edizione 109 fin dal primo accenno di salita bulgaro, ottenendo poi cinque successi. Senza concedere sortite imprevedibili. Vingegaard non è Tadej Pogacar. Solo controllo, gestione e consapevolezza di essere il più forte. Praticamente ogni volta che le percentuali della strada si sono alzate, lui ha vinto. I rivali, come era previsto alla vigilia, non ci sono stati. Giusto un po’ di Felix Gall. Anche le speranze di Giulio Pellizzari si sono infrante molto presto, tra malesseri e una differenza di passo al momento ancora ampia rispetto al danese.
Grazie a questa maglia rosa Vingegaard entra a far parte di un club esclusivo del ciclismo. Solo otto ciclisti sono riusciti a vincere almeno una volta Giro, Tour e Vuelta, e il danese adesso è uno di questi. Gli altri rispondono al nome di Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali e Chris Froome. Non Pogacar, a cui manca ancora l’appuntamento spagnolo (una sola partecipazione nel 2019) per completare il puzzle.











