L’ex cronista di nera Enrico Silvestri, che seguì il caso del delitto di Garlasco da quando accadde il fatto, ha rivelato in un’intervista che da subito le indagini si concentrarono su Alberto Stasi ma che, alla fine, non si sia riusciti a trovare una prova concreta che lo incastrasse. Per il giornalista furono compiuti gravi errori durante l’indagine e si indagò non per scoprire l’assassino ma “per incastrare Stasi”.
La versione di Enrico Silvestri sulle indagini contro Stasi
L'impronta 33 e il DNA
Gli errori durante le indagini
La versione di Enrico Silvestri sulle indagini contro StasiEnrico Silvestri ritiene che le indagini si siano concentrate su Alberto Stasi perché “aveva contro la letteratura criminale, ossia se viene uccisa una donna allora per forza deve essere stato il compagno o il marito, ma alla fine non sono riusciti a trovare la pistola fumante, una prova concreta”.Il giornalista, in un’intervista a Gente, ha detto che “quando hanno iniziato a puntare le indagini su di lui (Alberto Stasi, ndr), a quel punto non hanno più indagato per scoprire l’assassino. Hanno indagato per incastrare Stasi“.ANSASecondo l’ex cronista, “non avendo trovato tracce evidenti di passaggi di altre persone, hanno concluso che fosse lui. La sensazione è che gli investigatori sentissero pesantemente il fiato sul collo dell’opinione pubblica, della stampa. Per cui, come sempre capita, si cerca di arrivare in fretta alla soluzione del caso”.L’impronta 33 e il DNAEnrico Silvestri è un giornalista in pensione che il 13 agosto 2007 fu tra i primi cronisti ad arrivare sul luogo del delitto. Per seguire la vicenda rimase praticamente sul posto per un paio di mesi.Gente ricorda che, in un articolo del 1° settembre 2007, l’ex inviato del Giornale, scrisse: “L’assassino completa il massacro, ma per farlo compie un errore madornale, la ragazza è stesa bocconi sui gradini, lui si china, ma perde l’equilibrio, si appoggia al muro, lasciando una prima impronta“.






