Al 2026 Africa CEO Forum a Kigali, tenutosi sotto il tema “Scale or Fail”, l’Italia si è presentata come un sistema nazionale integrato nel quadro del Piano Mattei, concentrandosi su partnership a lungo termine tra energia, infrastrutture, produzione, finanza e innovazione. In questa intervista, Fabrizio Lobasso – ex ambasciatore italiano in Sudan e capo della delegazione italiana a Kigali – spiega perché l’Africa dovrebbe essere vista non semplicemente come un mercato, ma come un partner strategico per le traiettorie di crescita condivise
A Kigali, per due giorni, la parola più ripetuta non è stata solo “crescita”. È stata “scala”. L’Africa CEO Forum 2026, riunito il 14 e 15 maggio nella capitale ruandese, ha scelto un titolo netto, quasi ultimativo: “Scale or Fail”. Crescere in scala o restare intrappolati nella frammentazione. Costruire campioni continentali o continuare a dipendere da progetti isolati. Attrarre capitali pazienti o subire la volatilità di una finanza globale sempre più selettiva.
Dentro questa narrativa, la questione climatica nei suoi aspetti legati all’internazionalizzazione delle imprese italiane è entrata come vincolo, come opportunità e come criterio di selezione degli investimenti. Perché oggi, in Africa, parlare di crescita significa parlare anche di energia accessibile, reti resilienti, agricoltura capace di adattarsi, infrastrutture che resistano agli shock climatici, digitale e intelligenza artificiale applicati alla produttività, alla gestione dell’acqua, alla previsione dei rischi. Tutti elementi cruciali per le aziende del nostro Paese per permettere partenariati di lungo termine nel Continente









