Per diciannove anni Nicole Kerr ha ricordato soltanto una luce bianca. Non l’urto, non il vetro, non il corpo sbalzato fuori dalla Corvette, non il fosso, non i soccorritori, non i paramedici che la trovarono senza segni vitali. Solo una luce “chiara e brillante”. Oggi ha 62 anni e l’incidente che le ha cambiato la vita risale a 43 anni fa, quando era una cadetta di 19 anni all’Accademia dell’aeronautica militare degli Stati Uniti, in Colorado. Dopo esserci imbattuti in un articolo del Daily Mail sulla sua storia, siamo riusciti a metterci in contatto con lei e l’abbiamo raggiunta in videochiamata dagli Stati Uniti, dove vive. Con sforzo, e non senza dolore, ha accettato di condividere con noi la sua storia, rivivendo ancora una volta quella sequenza ormai impressa in modo indelebile nella mente: la macchina lanciata nella notte, il masso, il parabrezza, l’impatto, il corpo che vola fuori dall’abitacolo. E poi il buio. O meglio: la luce.

Le esperienze di pre-morte, note anche come NDE (Near-Death Experiences) sono racconti riferiti da persone sopravvissute a condizioni cliniche estreme, come arresti cardiaci, traumi gravissimi, coma o stati di incoscienza profonda. Tra gli elementi più ricorrenti ci sono la percezione di uscire dal corpo, la visione di una luce intensa, una sensazione di pace, l’incontro con presenze o persone defunte. Il tema, a lungo considerato marginale o confinato al racconto spirituale, è oggi oggetto di studi clinici e neuroscientifici: dalle ricerche del cardiologo olandese Pim van Lommel sui sopravvissuti ad arresto cardiaco fino agli studi AWARE guidati dal rianimatore Sam Parnia, passando dai casi analizzati dal dottor Francesco Sepioni, medico dell’emergenza dell’Asl 1 Umbria e autore di “Al confine dell’aldilà”, che ha spiegato come queste esperienze vengano ufficialmente raccolte a catalogate tramite la scala di Grayson.