Per la procuratrice dei minori di Palermo il 12enne che ha tentato di accoltellare un professore in una scuola di San Vito Lo Capo “avrebbe potuto e voluto fare una strage”. Il giovane si ispirava alle stragi negli Stati Uniti e indossava una t-shirt col motto fascista “me ne frego”.
Il ragazzino di 12 anni che due giorni fa ha tentato di accoltellare il professore di tecnologia in una scuola di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, era determinato a compiere una strage e si ispirava esplicitamente a motti fascisti e stragi commesse negli Stati Uniti: due giorni fa, prima di ferire il suo insegnante, il giovanissimo infatti si era cambiato e aveva indossato una maglietta nera con scritto "me ne frego", una evidente citazione di Benito Mussolini; il dodicenne inoltre aveva indossato una mascherina e un caschetto pieno di scritte, una delle quali riferita a Columbine, in riferimento al massacro alla Columbine High School di Littleton, in Colorado, che nel 1999 provocò 13 morti. Su Tik Tok, il giovanissimo aveva pubblicato anche la foto dell’outfit che aveva preparato. Sotto la frase "fit to go to school".
Che le sue non fossero solo "frasi in libertà" o "bravate" lo ha confermato ieri la procuratrice dei minori di Palermo Claudia Caramanna, che ieri ha interrogato l'adolescente con i supporto di un’equipe di psicologi, in un luogo protetto, in una caserma dei carabinieri; il ragazzino non avrebbe mostrato nessun pentimento per il suo gesto, che era stato programmato nei dettagli nei giorni precedenti e annunciato, seppure con post solo allusivi, sul suo profilo Tik Tok. Gli inquirenti sono convinti che si stata una "strage sfiorata" e hanno sequestrato tutti i dispositivi elettronici in possesso del ragazzo. "Mi ha particolarmente colpito la freddezza, il distacco emotivo del ragazzino", ha dichiarato la dottoressa Caramanna. Il giovane viveva in una dimensione prettamente virtuale "per la profonda solitudine della vita reale. Avrebbe potuto e voluto fare una strage proprio come nelle storie reali dei suoi eroi raccontate nel casco che indossava".










