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Giovanna Maria Fagnani

Il rito scaramantico è nato a fine Ottocento ed è molto popolare tra i turisti: a compierlo, tre mesi fa, anche George Clooney e Amal Alamuddin. Schiacciato da milioni di talloni, il mosaico in 9 anni è sprofondato di 2,5 centimetri in quel punto

«Perché il toro è diventato un bue?». «Il restauro ha fatto sparire gli attributi»; «Giallo a Milano»; «Restauro o rattoppo?». La foto postata sabato sui social dall'assessore Marco Granelli, per annunciare il termine del restauro al celeberrimo mosaico del toro in Galleria Vittorio Emanuele, si è trasformata in un boomerang. Quattrocento i commenti, una valanga gli sfottò. La materia del contendere sono i testicoli del toro, a cui è legato il rito propiziatorio compiuto ogni anno da migliaia di turisti ( e non solo). Tre giri schiacciando i testicoli dell'animale, per accaparrarsi fortuna o fertilità. Perfino George Clooney e la moglie Amal Alamuddin, a febbraio, lo avevano compiuto, fra gli applausi dei passanti.

Il problema è che i testicoli, dopo il restauro, sembrano «spariti». I colori sono più delicati, la forma accennata e molto meno distinguibile rispetto a come appariva l'opera fino ad alcuni anni fa. Le foto del prima e del dopo rimbalzano nei commenti, fra aspre critiche e insulti, nonché la contestazione dell'investimento economico (5 mila euro). «Un toro fluido, segno dei tempi»; «Le censure del mutandone sulle statue»; «rappezzo mediocre con cromie sbagliate» è il tono medio dei commenti. In realtà, specificano dal Comune, gli attributi del toro ci sono e sono stati restaurati con tessere realizzate con marmo rosa, ripristinando così il colore originale del mosaico. Nell'ultimo intervento del Comune, risalente al 2017, era stato utilizzato un marmo più scuro.