All’inizio era solo uno di quei gattini che “non si notano”. Piccolo, arancione, un po’ instabile sulle zampe. Uno di quelli che restano sullo sfondo mentre gli altri fratellini trovano casa, vengono scelti, fotografati, adottati in fretta. Lui invece sembrava sempre un passo indietro. Come se il mondo non avesse ancora deciso cosa farne. Poi, però, è successo qualcosa di semplice e straordinario insieme: qualcuno ha iniziato a guardarlo davvero. E da quel momento, Quakes ha smesso di essere “il gattino traballante” ed è diventato impossibile da dimenticare.

Quando il “difetto” diventa un modo unico di stare al mondo

Quakes è arrivato all’Animal Care Centers of Nyc insieme ai suoi fratelli, tutti nati da una gatta randagia accudita da un affittuario dal cuore gentile. Mentre gli altri cuccioli venivano adottati uno dopo l’altro, lui restava indietro. La ragione era una diagnosi: ipoplasia cerebellare, una condizione neurologica congenita che compromette coordinazione ed equilibrio.

Nei gatti viene spesso chiamata, in modo affettuoso ma un po’ ingannevole, “sindrome del gatto barcollante”. In termini scientifici, il cervelletto non si sviluppa completamente, e questo altera la capacità di controllare i movimenti fini e la stabilità. Il risultato è un’andatura incerta, traballante, a volte goffa. Ma non dolorosa e non progressiva.