Ci sono gatti che, quando li incontri per la prima volta, non fanno nulla per piacere. Non si mettono in mostra, non cercano di essere “perfetti”. Anzi, fanno esattamente il contrario. Beans era uno di quelli.

Piccolo, nero, con un’energia incontenibile e una voce che sembrava non spegnersi mai, non passava inosservato. Miagolava, cercava attenzione, si faceva notare in ogni modo possibile. Tanto che, scherzando, la sua nuova proprietaria lo aveva definito così: “il più fastidioso del canile”. Eppure è stato proprio lì che tutto è cominciato.

Un carattere impossibile da ignorare

Appena arrivato nella nuova casa, Beans non ha cambiato atteggiamento. Si è appropriato degli spazi, si è arrampicato sul tiragraffi, ha continuato a “parlare” senza sosta. Non sembrava esserci una ragione precisa: voleva solo essere presente, sentito, considerato. Quella che poteva sembrare invadenza era, in realtà, una forma di espressione. Un modo diretto, quasi travolgente, di entrare in relazione.

Quando il “fastidio” è solo un linguaggio