Sarà per via dei suoi frequenti cambi di casacca (FI, Lega, Vannacci, manca solo la tessera punti), ma su YouTube spopola un video che ha del memorabile in chiave pop-sovranista.
Durante una manifestazione a Milano, la deputata Laura Ravetto incrocia una giornalista Rai. L’atmosfera è subito frizzante: richiami alla calma, accuse di aggressività, toni da lite condominiale. Poi arriva il momento clou, quello in cui Ravetto, con una miscela di orgoglio istituzionale e bisogno di verifica identitaria, sgancia la domanda fatidica: «Tu sai chi sono io, vero?».
La risposta della cronista — giovane, forse precaria, una di quelle mandate a raccogliere umori e slogan nei cortei — è una perla di spiazzante onestà: un secco e candido «Eh, no». Il gelo dura un attimo, poi la parlamentare di Cuneo declina le proprie generalità («Sono l’onorevole Laura Ravetto della Lega») e riceve in cambio un formale «Molto piacere». È un siparietto surreale. Da una parte, una politica costretta all’autocertificazione della propria notorietà; dall’altra, una giornalista di Rai News 24 che la osserva con lo stesso smarrimento riservato al passante che chiede se il tram 15 ferma lì.Resta l’immagine di un Paese in cui la classe dirigente pretende il tappeto rosso e chi dovrebbe controllarla non sa nemmeno a chi sta porgendo il microfono.







