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Ambizioni e suggestioni sul Quirinale. Il corsivo di Damato pubblicato sul quotidiano Il Dubbio

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Dario Franceschini, dal quale nel frattempo non sono giunte smentite o precisazioni, chiederebbe ai suoi amici e interlocutori di partito che lo scambiano forse per il Moro dei poveri: ”Secondo voi cos’è più importante? Palazzo Chigi o il Quirinale?”. Lo chiede, secondo il Corriere della Sera di qualche giorno fa, prospettando un pareggio l’anno prossimoper effetto della legge elettorale in vigore o, peggio ancora, di una nuova ma diversa da quella che Giorgia Meloni vorrebbe fare approvare all’insegna della stabilità, e le opposizioni riusciranno forse a impedirle con una pratica, per esempio, ostruzionistica di cui lo stesso Franceschini non sarebbe convinto, Almeno, a parole.

Almeno, ripeto, a parole perché in fondo con quella domanda su cosa si debba preferire fra Palazzo Chigi e il Quirinale non dispiacerebbe a Franceschini neppure lo scenario di un pareggio che obbligasse centrodestra e centrosinistra a trattare insieme, e preventivamente, nella prossima legislatura, in un clima di larghe intese necessitate, la formazione del nuovo governo e la successione, dopo due anni, a Sergio Mattarella sul colle più alto di Roma. Vasto programma, tornerebbe a dire la buonanima del generale Charles De Gaulle.