Luca Toracca porta alI’Elfo Puccini il monologo di Mark Farrelly su una delle icone gay più importanti del ’900. Dai primi anni inglesi alla lotta contro l’omofobia, fino agli spettacoli americani: tra ironia e paradosso.Balla da solo, Luca Toracca. Da tempo la sua dimensione è (soprattutto) quella del monologo. Percorsi propri e contemporanei, dall’ironia sottile, camaleontici. Nella scrittura di Bennett ha trovato spesso un terreno ideale di ricerca. Ma da qualche anno nel suo bagaglio d’attore si è aggiunto Mark Farrelly, drammaturgo e attivista lgbtqia+ inglese. Specie per la sua fortunata indagine su una delle più grandi icone gay del Novecento: “Quentin Crisp. La Speranza è nuda“, produzione Elfo Puccini, da mercoledì al 19 giugno di nuovo in Sala Bausch.

Lavoro che poggia sulla preziosa traduzione di Matteo Colombo. Mentre è Ferdinando Bruni a firmare la cura del progetto Sguardo esterno il suo. Di confronto. Anche perché la materia sul palco è di quelle corpose. Come corposa è la biografia di un uomo che in qualche modo ha rivoluzionato la società anglosassone. E non solo. Fin dall’infanzia obbligato a lottare quotidianamente contro la violenza omofoba. Tanto da costruirsi addosso una vera e propria corazza di divertita (quanto feroce) intelligenza.