PADOVA - Se n’è accorta Azienda Zero, andando a scandagliare i titoli e le qualifiche presentate da ogni singolo medico al fine di stabilire le graduatorie e le assegnazioni degli ambulatori. E dopo aver storto il naso perché qualcosa non andava nei loro curricula, li ha denunciati.L’ultimo capitolo di una vicenda che ruota attorno a falsi corsi di formazione in Medicina, è stato scritto nei giorni scorsi quando il giudice Sara Catani del tribunale monocratico di Padova ha accolto le richieste del pubblico ministero Benedetto Roberti: tre medici sono stati condannati ciascuno a 8 mesi di reclusione mentre l’intermediario che li ha aiutati nel raggiro sarà costretto a fare i conti con una pena di 1 anno e 4 mesi. Le accuse? A vario titolo falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa. I tre medici sono invece stati assolti con formula piena (“il fatto non sussiste”) dall’accusa di esercizio abusivo della professione medica.

I FATTI Secondo la ricostruzione della procura, validata dalla sentenza del tribunale, i dottori Stefano Gigliotti, 58 anni di Pieve di Soligo e guardia medica a Sernaglia della Battaglia in provincia di Treviso; Antonio Bollettin, 62 anni di Chioggia (Venezia) e Francesco Griggio, 65 anni di Camponogara (Venezia), “nel presentare domanda per la partecipazione alla procedura annuale per la formazione della graduatoria unica regionale per l’anno 2021 dei medici di continuità assistenziale, di emergenza sanitaria e della medicina dei servizi territoriali”, come si legge nel capo d’imputazione con il quale il pm Roberti ha contestato il falso ideologico in atto pubblico, dichiaravano ciascuno di loro “di essere in possesso del titolo di formazione in Medicina generale conseguito all’Università Vasile Goldis di Arad”, in Romania, “pur non avendolo conseguito” è la frase lapidaria della procura. Ma oltre al falso titolo a Gigliotti (nel 2019), Bollettin (nel 2020) e Griggio (nel 2020) è contestata la truffa ai danni di Azienda Zero, cioè l’ente, con sede a Padova (motivo per cui il processo si è celebrato nella città del Santo) di governance e coordinamento del sistema sanitario regionale veneto, istituito nel 2016 per centralizzare le funzioni tecnico-amministrative. In sostanza i tre imputati “con artifizi e raggiri”, cioè la presentazione del falso diploma dell’Ateneo di Arad, portavano in errore il personale regionale della sanità responsabile della formazione delle graduatorie relative alla procedura di assegnazione delle zone carenti ai assistenza primaria, guadagnando così un contratto di convenzione con il Servizio sanitario nazionale “altrimenti non spettante per la carenza del titolo di formazione”. Regista di tutto questo era Daniele Passarello – 46enne oculista catanese iscritto alle liste degli italiani residenti all’estero – che dalla sua dimora in Strada Octavian Goga ad Arad, Romania, tra il 2019 e il 2020 “dava illecita assistenza” ai tre medici fornendo loro la falsa documentazione da presentare ad Azienda Zero. IL MECCANISMO Tutta la vicenda si dipana nel periodo storico del Covid in cui era necessario arruolare più medici possibili e così si erano aperte le porte anche per gli specializzandi, a patto che dimostrassero di aver conseguito un diploma (in Italia o all’estero) di specializzazione in medicina generale. E così i tre camici bianchi ci avevano provato, contattando il collega oculista Passarello che attraverso questo escamotage aveva permesso loro di conquistare un posto nell’ambito dei medici di continuità assistenziale, emergenza sanitaria e della medicina dei servizi territoriali con il ruolo di guardia medica. Solo che i corsi all’estero i tre non li avevano mai fatti e così era scattata la denuncia di Azienda Zero. Gli inquirenti avevano anche effettuato una serie di perquisizioni nelle abitazioni dei medici sequestrando le mail scambiate con Passarello, dove nero su bianco ci sarebbero le prove della consegna dei falsi attestati di formazione in Medicina generale. Gli investigatori, per chiudere il cerchio, avevano anche appurato dove si trovassero i tre camici bianchi nel periodo in cui avrebbero dovuto seguire le lezioni all’università di Arad. Come? Seguendo il movimento dei loro bancomat e delle loro carte di credito: nessuno di loro era in Romania.