Corrieri sudamericani con borsoni nei quali ci sono filler riempi-labbra e dispositivi medici per somministrare acido ialuronico. Un finto medico invece con uno studio non autorizzato nel quale alle pazienti venivano fatti firmare moduli per il consenso informato ma scritti in tedesco. Sullo sfondo una trentina di controlli a Roma e provincia da parte dei carabinieri dei Nas in altrettanti centri estetici e ambulatori di medicina estetica, il quaranta per cento dei quali risultati fuorilegge. All’indomani della morte di Ana Sergia Alcivar Chenche, la 46enne dell’Ecuador, residente a Genova, deceduta dopo essere stata anestetizzata in attesa di una liposuzione il 7 giugno scorso nello studio di Torrevecchia del chirurgo peruviano José Lizzaraga Picciotti, ora indagato per omicidio colposo, i militari del Nucleo tutela della salute stringono il cerchio anche nella Capitale sul mondo degli interventi clandestini, pubblicizzati su internet, ma effettuati da personaggi quasi sempre senza alcun titolo ed esperienza per poterli fare. E lo fanno nell’ambito di un’operazione a livello nazionale che ieri ha portato alla chiusura di 14 strutture e alla denuncia di 104 persone nel corso di controlli scattati da gennaio a maggio.