Una finale senza tifosi ospiti è l’ultima frontiera di un calcio che preferisce evitare problemi e dormire sonni tranquilli. E chi se ne frega se a rimetterci sono gli appassionati. L’ultimo caso è Brescia‑Ascoli, doppia sfida che vale la Serie B: martedì 2 giugno l’andata al Rigamonti, domenica 7 il ritorno al Del Duca.

La partita di Brescia sarà off limits per i residenti di Marche e Abruzzo e per chi possiede la tessera del tifoso dell’Ascoli. Facile intuire che sarà così anche al ritorno, a parti invertite. Il paradosso è servito: per anni hanno chiesto la tessera a chi voleva seguire la propria squadra, ora chiudono le porte proprio a chi ce l’ha.

Manca il coraggio di cambiare il sistema. E non si può dare la colpa solo agli scontri: ciò che è accaduto in Torino‑Juventus è sotto gli occhi di tutti, ma cosa c’entrano le persone per bene? Perché non possono seguire la propria squadra? In pochi decidono per tutti: i violenti, certo, ma anche dirigenti e questori che scelgono la repressione preventiva, contribuendo a sgonfiare un pallone ormai in balia delle televisioni, tra orari assurdi e partite ogni giorno.