«Un fondo completamente dorato, sul quale tracciare un disegno quasi invisibile, sottile, estremamente discreto, come una sorta di bilancio di ciò che ho fatto per tutta la vita»: così Baselitz a proposito delle sue ultime ricerche, intervistato in occasione dell’attuale mostra Georg Baselitz. Avanti! al Museo Novecento di Firenze (a cura di Sergio Risalti, fino al13 settembre, catalogo ed. Mandragora). E in effetti, a circa un mese dalla morte, la mostra pare aver preso tutto il sapore di un bilancio. Vi trovano posto oltre centosettanta lavori realizzati dall’artista tedesco lungo tutto l’arco della sua carriera, i primi del 1966, gli ultimi dello scorso anno, perlopiù opere grafiche intervallate occasionalmente da dipinti e sculture. Potrebbe sembrar strano il concentrarsi sulle opere di carta per un artista che eccelse invece nell’arte della pittura, finché non ci si accorge di quanto i due linguaggi fossero in realtà complementari.
Non meraviglia, dunque, ritrovare tra le opere grafiche tutti i soggetti prediletti di Baselitz, dagli Eroi agli ultimi fondi oro, passando per i Remix, e fu lui stesso a dichiarare come la xilografia soddisfacesse la necessità di precisare in una forma definitiva un’immagine, un’idea d’immagine, già sviluppata e manifestata nei dipinti, forse reiterandola con variazioni, a trovare vie inedite: «accade qualcosa che finora non è accaduto. L’occhio segue una traccia che finora non è stata percorsa e che lascia attendere altre e nuove avventure». Nel pensiero di Baselitz l’incisione, ben più della pittura, ha il potere di ripulire l’idea d’immagine, cristallizzarla e diffonderla, e a tale consapevolezza egli giunse attraverso l’amore per il Manierismo e per la Scuola di Fontainbleau: anticlassicismo, dunque.









