La storia emblematica dei cavalli della parata militare imbizzarriti rilancia la voce dei pacifisti che da anni contestano l’evento, a maggior ragione perché associato a una ricorrenza che nulla a che fare con eserciti e armamenti.

«Quella che dovrebbe essere una festa civile, si festeggia un referendum che ha scelto di farla finita con la monarchia, è diventata una parata militare – riflette Alfio Nicotra, coordinatore della rete italiana Pace e disarmo – A festeggiare devono essere i cittadini e le cittadine, senza nessuna divisa. Del resto, il presidente partigiano Sandro Pertini aveva abolito la parata, che originariamente era stata istituita in tutt’altra occasione, per festeggiare la cosiddetta vittoria della prima guerra mondiale. Ecco perché Pertini ci vedeva un’incongruenza: è come se le truppe avessero occupato una festa di tutt’altro segno». Come è noto, la parata è stata poi ripristinata con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che molto insistette anche sulla retorica della patria e del tricolore.

Sempre ieri, un centinaio di attivisti di Extinction Rebellion ha montato un accampamento-presidio a piazza dell’Esquilino, a poche centinaia di metri dai Fori imperiali dove passerà la parata. Il presidio si è aperto con l’installazione di una grande riproduzione della terra e di un missile con le caricature di Donald Trump e Giorgia Meloni, con lo striscione «Fascisti su Marte, Democrazia sulla Terra». Ad un certo punto alcuni agenti di polizia, evidentemente non impegnati a recuperare i cavalli alla Terme di Caracalla hanno strappato le caricature di Trump e Meloni, secondo quanto riferiscono i manifestanti calpestando alcuni di loro. «Questa è l’idea di democrazia e libertà di espressione di Meloni: una semplice caricatura e un messaggio sarcastico fanno così paura? – denunciano gli attivisti – Questa piazza è diventata zona rossa per i principi fondanti della Repubblica, quelli che questo governo celebrerà tra pochi giorni». Per Er « non ci sono diritti se si inaspriscono le pene e i controlli contro la libertà di dissenso. Non c’è pace se si sostiene un genocidio e si aumentano le spese militari. Non c’è solidarietà se si lasciano morire persone in mare.