Un nuovo forte appello per la pace si è levato dai Giardini Vaticani. Il Papa, a conclusione del mese mariano, ha pregato un rosario per la pace. In collegamento una ventina di santuari del mondo, anche in quelle terre maggiormente martoriate dai conflitti, come il Libano e l'Ucraina.

La pace "non è una teoria da verificare in laboratorio, né un'ingenua illusione, né un affare da gestire per interesse". "E' piuttosto un impegno quotidiano della nostra vita" ha detto il Papa al termine del rosario in Vaticano. "Anche in questo tempo di tensioni e conflitti, la pace diventa possibile quando si vuole ascoltare il grido di chi ne è privato: bambini innocenti, madri e padri angosciati, prigionieri maltrattati, profughi, persone sofferenti di ogni età. Tutti costoro hanno sulle labbra una sola parola: pace!", ha sottolineato Leone XIV. Ad ascoltare le sue parole ci sono anche i fedeli del santuario della Madre di Dio, a Zarvanytsia, in Ucraina, e quelli riuniti al santuario di San Charbel, ad Annaya, sul monte che guarda alla città di Beirut, ancora una volta sotto le bombe. "Non dovrà più esserci pianto di innocenti nelle nostre città; nessuno dovrà fuggire dalla propria casa - è l'appello del Pontefice - per la minaccia delle bombe; la bramosia di potere e la violenza delle parole lasceranno il passo alla sete di giustizia e di verità. Ma ognuno può e deve fare la sua parte, cominciando da cose piccole ma importanti, astenendosi da ogni violenza verbale o fisica, nella vita di ogni giorno e anche nei social media".