Il Papa, prima di lasciare il Libano, ha lanciato "un accorato appello: cessino gli attacchi e le ostilità.

Nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio. Le armi uccidono, la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta", ha detto nella cerimonia di congedo all'aeroporto internazionale di Beirut. Ha fatto poi cenno ai luoghi non visitati del Paese, "Tripoli e il nord, la Beqa' e il sud del Paese, che, in modo particolare, vive una situazione di conflitto e di incertezza. A tutti il mio abbraccio e il mio augurio di pace".

Parole decise e chiare pronunciate come ultimo abbraccio al Paese, che richiamano, anche se il Papa non li cita esplicitamente, gli attacchi di Israele sofferti dal Paese e la risposta del braccio armato di Hezbollah. Servono invece "nuovi approcci" in tutto il Medio Oriente perché "la via della reciproca ostilità e distruzione nell'orrore della guerra è stata percorsa troppo a lungo, con i deplorevoli risultati che sono sotto gli occhi di tutti".

Si chiude con queste parole la breve ma intensa visita in Libano, tutta all'insegna del dialogo e della pace, il problema centrale in questo momento per il Paese, gravato anche da incertezze politiche ed economiche.