BEIRUT – “Libano, rialzati!”: papa Leone XIV conclude la sua visita in Libano e durante la messa sul lungomare di Beirut illuminato dal sole, davanti a 150mila fedeli, mette a confronto la bellezza naturale del paese dei cedri e il “il male”, che “in molteplici forme”, offusca “questa magnificenza”, esortando i libanesi a non rassegnarsi ai molteplici problemi vissuti dal paese e impegnarsi “perché questa terra possa ritornare al suo splendore”. Dopo la messa il Papa si dirige in aeroporto per fare rientro a Roma nel pomeriggio.
La visita al luogo dell’esplosione
Prima della messa il Papa ha sostato in silenzio sul luogo dove il 4 agosto del 2020 un silos pieno di nitrato d’ammonio esplose nel porto di Beirut uccidendo 218 persone, distruggendo ampie zone della capitale, e lasciando senza casa 300mila persone. Leone ha incontrato alcuni sopravvissuti e famigliari delle vittime.
Il male che oscura la bellezza
La bellezza del Libano, ha detto il Papa durante l’omelia, “è oscurata da povertà e sofferenze, da ferite che hanno segnato la vostra storia – sono appena stato a pregare nel luogo dell’esplosione, al porto –; è oscurata da tanti problemi che vi affliggono, da un contesto politico fragile e spesso instabile, dalla drammatica crisi economica che vi opprime, dalla violenza e dai conflitti che hanno risvegliato antiche paure. In uno scenario di questo tipo”, ha notato, “la gratitudine cede facilmente il posto al disincanto, il canto della lode non trova spazio nella desolazione del cuore, la sorgente della speranza viene disseccata dall’incertezza e dal disorientamento. La Parola del Signore, però, ci invita a trovare le piccole luci splendenti nel cuore della notte”, ha detto il Papa, “sia per aprirci alla gratitudine che per spronarci all’impegno comune a favore di questa terra”.










