Papa Leone XIV, nell’enciclica Magnifica Humanitas, dice che non basta regolare l’intelligenza artificiale: va disarmata e resa ospitale. Propongo una lettura di questo aspetto, non interpretativa, ma intensiva in senso linguistico.
Mi interessa la parola disarmare e anche il gesto successivo: rendere ospitale. Quello che evoca. L’intelligenza artificiale (di seguito, “Ia”) qui sembra un territorio, un luogo. Un terreno armato e di conseguenza inospitale, non per forza un terreno che sarebbe inospitale in sé. Penso a un’isola col mare cristallino dove però si trova una base militare. L’isola non è disarmata e non è ospitale. Ma potrebbe divenire ospitale se disarmata.
La parola “disarmare” fa pensare a una guerra. In atto, ma anche in potenza. Stato di tensione, condizione presente di incertezza. Si può essere armati senza essere in guerra. “Disarmare un soggetto” non dice nulla sullo scopo del soggetto: si può essere armati senza fare nulla con le armi. Però, se si è armati, si fa paura. Le armi producono una minaccia propria, indipendente dalle intenzioni di chi le ha. Non vorreste disarmare un bambino che entri in possesso di una pistola? Si può essere armati senza saperlo.
Il paradosso di “fare il lavoro che ami”: un rischio anche nell’epoca dell’Ia











