La Lega definisce il rituale islamico “tribale ed estraneo alla nostra comunità” e denuncia la “violazione di norme dello Stato”
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Le immagini di un agnello sgozzato per la festa del Sacrificio islamica sono finite nella chat di una classe prima di una scuola media di Reggio Emilia. Ma non sono arrivate per caso, per sbaglio, ma caricate da uno dei bambini, che ha condiviso con i compagni di classe prima un video in cui accarezzava l’animale e poi i momenti successivi, quando alcuni adulti, presumibilmente suoi parenti, lo sgozzavano per sacrificarlo ad Allah. E questo nonostante poco prima i compagni si fossero allarmati: “Non lo uccidi poi, vero?”.La scuola ha respinto ogni responsabilità sottolineando che quella chat su Whatsapp è privata e non è sotto il suo controllo ma dei genitori, che però ora valutano di adire le vie legali. “Voglio approfondire meglio tutte le circostanze e valutare anche la possibilità di un esposto in Procura”, ha dichiarato al Resto del Carlino Paola Soragni, avvocato e leader di Movimento per Reggio, che è stata contattata da alcuni genitori per capire il da farsi. “Una violenza inaudita, mia figlia è tornata a casa sconvolta”, ha dichiarato una delle madri. “Resto profondamente colpita dall’atteggiamento della dirigente. Invece di chiedere spiegazioni a chi ha compiuto il gesto o a chi lo ha diffuso, si è scelto di additare i genitori e i ragazzi che quel video lo hanno visto e che ne sono rimasti turbati. Come se il problema fosse guardare, e non ciò che è accaduto. Come se bastasse voltarsi dall’altra parte”, ha dichiarato ancora l’avvocato. Parole che arrivano in risposta a quelle della dirigente, secondo la quale è importante “capire la genesi di questi comportamenti e spiegare in maniera pragmatica che si tratta di contenuti che si può anche scegliere di non guardare”.L’avvocato rifiuta la narrazione razzista dietro la scelta di valutare i fatti ma fa piuttosto richiamo a un sentimento animalista ferito da quel video così violento. “Non credo sia giusto chiudere un occhio solo perché certi comportamenti vengono giustificati da tradizioni o motivazioni religiose. Il rispetto delle leggi e della sensibilità collettiva deve valere per tutti”, ha aggiunto Soragni la quale, presupponendo che l’italia del 2026 sia uno stato civile, pretende “che dopo tutte le battaglie affrontate per i diritti e per la crescita della sensibilità collettiva, non si accettino compromessi su questi temi. I diritti degli animali comprendono anche regole precise che valgono per tutti, compresi eventuali riti religiosi”.









