Nell”«orto» della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma, voluta dall’imperatore Costantino nel 324 d.C., ancora oggi si coltivano piante da usare per medicamenti e rimedi fitoterapici. Qui si trovano anche le piante citate nell’Antico e Nuovo Testamento
Seguendo Via Ostiense dalla Piramide Cestia fino al civico numero 186, si ha come l’impressione di mettersi sulla scia olfattiva di un mistero botanico. Per risolverlo, bisogna entrare all’interno della Basilica di San Paolo fuori le mura e scoprire così lietamente l’esistenza di giardino straordinario dove si possono ammirare da vicino le specie di piante officinali che appunto i monaci per secoli e secoli hanno coltivato allo scopo di realizzarne medicamenti e rimedi fitoterapici. Da qualche tempo, la comunità monastica ha scelto di condividere questo luogo tesoro botanico e quindi anche e soprattutto le proprie conoscenze erboristiche con gli appassionati di piante. Approfittando della primavera, dunque, specialmente in queste settimane, e partecipando alle visite guidate (vanno prenotate in anticipo) si compie coi monaci un percorso sia botanico-scientifico che teologico, apprendendo i legami stretti tra la natura e la filosofia, oltre alle reminiscenze letterarie "cresciute" in questo hortus simplicium cinto da mura. È millenaria, infatti, la sapienza raggiunta in questo campo dai benedettini, di cui si potranno poi far propri i risultati osservando e magari anche acquistando i medicamenti naturali offerti presso la Spezieria.Prima, però, si tratta di passeggiare nel giardino che per i monaci permette di percepire la nostalgia di Dio. Le piante citate nell’Antico e Nuovo Testamento sono state tutte proposte qui, affiancando a esse specie dotate di spiccate proprietà medicinali. La vite è la grande protagonista, sebbene in queste settimane siano le rose a catturare l’attenzione dei visitatori giunti da ogni angolo del mondo. Nella Bibbia sono citate il melograno, il fico, le lenticchie, l’aloe, i cardi, i ranuncoli, i tulipani, il sandalo, così come alberi di grandi dimensioni come il Cedro del Libano, a testimonianza di come la botanica sia sempre stata considerata un mezzo di ascesi. Certamente, nel giardino di questa abbazia - orientata verso ovest, venne consacrata da papa Siricio nel 390 e poi, un lustro più tardi, anche da dall’imperatore Onorio, come attesta un’iscrizione - , su progetto dall’architetto Ciriade, la valenza spirituale di alberi, arbusti e fiori è davvero elevatissima. Tanto è vero che dopo avere ammirato la porta bizantina, il candelabro per il cero pasquale frutto dell’opera di Nicola D’Angelo e Pietro Vassalletto, il ciborio realizzato da Arnolfo di Cambio sopra l’altare e i cicli pittorici e musivi di Pietro Cavallini, si anela godere di un momento di raccoglimento nel piccolo eden monastico.







