Ursula von der Leyen parla di “un forte vento di cambiamento“, ma le dinamiche tra Ungheria e Unione europea non sembrano essere molto cambiate con la caduta di Viktor Orbán e l’inizio del nuovo governo guidato da Péter Magyar. Dopo il vertice tra la presidente della Commissione e il nuovo primo ministro è arrivato l’annuncio dello sblocco di oltre 16 miliardi di euro di fondi europei in favore di Budapest che erano stati congelati nel corso della guerra tra il leader di Fidesz e Bruxelles sullo Stato di diritto. Una vittoria soprattutto per il neo-premier, dato che una ventina di giorni fa si erano registrate frizioni tra i due, con l’Ue che proponeva di non inviare sulle rive del Danubio tutti i 10 miliardi previsti dal Next Generation Eu congelati a Bruxelles, offrendo solo i 6,5 a fondo perduto. Una proposta respinta da Magyar che, forte del suo potere di veto sull’Ucraina, torna oggi a casa con tutto il bottino.
Nei ringraziamenti al premier, von der Leyen precisa che “il tuo governo si sta muovendo con rapidità e determinazione per mantenere le promesse fatte al popolo ungherese. Rilanciare la ripresa economica, combattere la corruzione e ripristinare lo Stato di diritto“. È proprio quello che sta facendo. L’obiettivo principale di questa prima fase del governo Magyar è quella di recuperare più fondi europei possibili per cercare di alleviare le conseguenze della stagnazione dell’economia ungherese. Così, quando da Palazzo Berlaymont è arrivata la proposta di rinunciare a 3,5 miliardi di prestiti a tassi agevolati, ha iniziato a lanciare messaggi chiari alla controparte, sfruttando soprattutto il dossier più caldo e delicato, quello ucraino.










