Una mini-serie a cura di Marco Trombetti, in cui si esplorano le vite di matematici straordinari per intelletto ma controversi per scelte, azioni o destini: figure in cui la brillantezza teorica convive con l’ombra, e dove la linea che separa rigore e ossessione, isolamento e violenza, si fa inquietantemente sottile. Non per assolvere né per condannare, ma per interrogarsi su un nodo scomodo: cosa accade quando il pensiero più lucido si separa dall’etica? In questo penultimo episodio ci discosteremo dal tema della criminalità per soffermarci su quello dei matematici che hanno compiuto l’estremo gesto. Trovate tutte le puntate qui.
Non fronda verde, ma di color fosco;
non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti;
non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.
I più umanisti tra i lettori avranno già intuito dal titolo il tema della puntata di oggi. Con il canto XIII dell’Inferno di Dante prende vita la selva dei violenti contro sé stessi: suicidi e scialacquatori. Per la delicatezza di questi temi, sconsigliamo ancora una volta la lettura a coloro che sono particolarmente sensibili all’argomento. Ovviamente, al giorno d’oggi sappiamo che non tutti i suicidi sono uguali, e non tutti possono essere considerati come dei ‘‘crimini’’ contro sé stessi. Quelli di cui vogliamo parlare in questo episodio scaturiscono da stati psicologici di forte disagio e depressione (talvolta vere e proprie malattie), da stati di non-lucidità che hanno portato a delle scelte molto probabilmente non soppesate con la dovuta razionalità, e che quindi, in qualche senso (più per pretesto narrativo che per altro), possono essere considerati dei crimini contro sé stessi.







