Quello che fu il refettorio dei frati, restituito per la prima volta a un uso espositivo, sembra quasi il simbolo ideale di questa operazione: le mura antiche ancora da recuperare, il pavimento sbrecciato della fase ospedaliera moderna, le tavole che raccontano una fetta della storia della Santa Maria della Scala. “Architetture, progetti, visioni“ è il titolo della mostra che non è solo una mostra, ma il tentativo di tracciare una rotta per il futuro. "La volontà di dare concretezza a una visione", dice il sindaco Nicoletta Fabio, mutuando una parte del titolo dell’esposizione. In campo ci sono da una parte l’Antico Spedale senese, con i suoi secoli di vita e un totem con cui confrontarsi come il progetto Canali - emerso da un concorso internazionale - che ne ha definito il recupero, dall’altra le proposte di tre studi di rango internazionale (Odile Decq, Hannes Peer, Umberto Napolitano – Lan) coordinati dall’architetto Luca Molinari e chiamati a elaborare progetti, idee, suggestioni su vari settori del recupero che sarà.

E così si spazia dall’auditorium da 5-600 posti, con un’ardita copertura in elevato rispetto al tetto attuale, al nuovo ingresso riportato davanti al Pellegrinaio con un giro invertito rispetto a ora; dalle ipotesi di spazi per la ristorazione anche di alta qualità alla rimodulazione delle aree di studio, per laboratori e bookshop. "Il progetto Canali resta un riferimento fondamentale – ha detto il presidente della Fondazione Santa Maria della Scala Cristiano Leone – ma ora serve un’assunzione di responsabilità di fronte al nostro tempo. Oggi proponiamo una visione complessiva, da qui parte il confronto anche con la cittadinanza. Non abbiamo paura di dubbi e domande, quello che si preoccuperebbe è l’indifferenza".