Il presidente dell’Ordine Michele Gaudio parla del fenomeno che crea sperequazioni tra i professionistiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLa stretta normativa c’è eppure, anche nel territorio romagnolo, la situazione appare più sfumata. Con la nuova norma entrata in vigore tra il 2024 e il 2025 – che limita fortemente il ricorso ai cosiddetti gettonisti e vieta il rinnovo degli appalti con cooperative – il legislatore ha cercato di mettere un freno a una pratica cresciuta negli anni della pandemia e della carenza di personale. "In teoria da luglio dello scorso anno non si potrebbe più ricorrere ai gettonisti", sottolinea Michele Gaudio, presidente dell’Ordine dei medici di Forlì-Cesena, "ma continuiamo ad avere segnalazioni e notizie che indicano come il fenomeno non sia del tutto scomparso". Non si tratta più, probabilmente, della diffusione massiccia degli anni più critici, ma di una presenza residuale e meno visibile, che passa attraverso strumenti amministrativi diversi. "Sembra che si aggiri il divieto utilizzando modalità contabili alternative – spiega – per esempio inserendo queste prestazioni sotto la voce beni e servizi anziché sotto quella del personale. È una distorsione, perché parliamo comunque di medici e infermieri che erogano assistenza". Una dinamica che riflette un problema strutturale già emerso a livello nazionale: i limiti alla spesa per il personale hanno spesso spinto le aziende sanitarie a finanziare il lavoro esterno attraverso capitoli di bilancio alternativi, creando un sistema parallelo oneroso e difficile da tracciare. Al centro della questione resta anche il tema economico. Il divario tra chi lavora nel sistema pubblico e chi opera come libero professionista è evidente. "C’è una sperequazione sul compenso orario – osserva Gaudio – un gettonista può arrivare a circa 150 euro l’ora, contro i circa 40 euro di un medico dipendente".