Contro l’intelligenza artificiale. Se per anni il dibattito sull’AI è stato dominato quasi soltanto da entusiasmo, investimenti e promesse sul futuro, oggi il movimento di gruppi contrari sta crescendo e diventando sempre più visibile. Il loro obiettivo è cercare di rallentare, limitare o addirittura fermare lo sviluppo di tale tecnologia. Non si tratta di un fronte unico. Alcuni gruppi puntano a influenzare governi e istituzioni attraverso lobbying, ricerca e campagne mediatiche. Altri funzionano come movimenti di protesta dal basso, con manifestazioni, azioni simboliche e attivismo continuo. Anche le motivazioni cambiano molto.C’è chi teme soprattutto la concentrazione di potere nelle mani delle big tech, chi parla di perdita di posti di lavoro e sostituzione delle competenze umane e chi, invece, considera possibile uno scenario estremo in cui sistemi AI molto avanzati possano diventare impossibili da controllare. Il risultato è una galassia frammentata ma in rapida crescita, dove convivono ricercatori universitari, attivisti politici, ex insider della tecnologia e gruppi di protesta più radicali. Wired Italia ha provato ad esplorarla.La mappaPauseAI e la richiesta di una “pausa globale”Le proteste e l'azione diretta di StopAILa via “alternativa” di ControlAIEvitable, tra approccio accademico e mediaticoCrdcd e la lotta contro i data centerPauseAI e la richiesta di una “pausa globale”Nato nei Paesi Bassi, il gruppo PauseAI ha un respiro internazionale e una vocazione chiaramente politica. Si è allargato rapidamente in Europa e negli Stati Uniti chiedendo una moratoria temporanea sullo sviluppo delle intelligenze artificiali più avanzate. L’idea è semplice: fermare per un periodo la corsa ai modelli sempre più potenti finché governi e istituzioni non avranno strumenti adeguati per regolamentarli. Per PauseAI il problema principale è che la tecnologia sta evolvendo più rapidamente della capacità politica di controllarla.Il gruppo organizza manifestazioni pubbliche, campagne informative, incontri con politici e attività di advocacy. Cerca di mantenere un tono moderato e accessibile, evitando sia il linguaggio troppo tecnico sia quello più estremo. Nei loro materiali compare spesso il tema del “rischio esistenziale”, espressione usata per indicare il timore che sistemi AI molto avanzati possano sfuggire al controllo umano. È un concetto che negli ultimi anni è entrato nel dibattito internazionale anche grazie all’interesse di ricercatori, governi e aziende del settore.PauseAI riceve soprattutto piccole donazioni e sostegno da persone vicine al mondo della AI safety e dell’effective altruism, una rete di fondazioni e investitori molto presente nel dibattito sulla sicurezza dell’AI. Ed è proprio questo uno dei punti di tensione con le frange più radicali del movimento anti AI che accusano gruppi come PauseAI di essere troppo vicini agli stessi ambienti culturali della Silicon Valley.Le proteste e l'azione diretta di StopAIStopAI rappresenta invece il lato più attivista e conflittuale del movimento contro l’intelligenza artificiale. Il gruppo nasce nella Bay Area californiana come scissione di PauseAI. Secondo i fondatori non bastava chiedere una pausa temporanea: serviva opporsi completamente allo sviluppo di AGI, cioè sistemi di “intelligenza artificiale generale” teoricamente capaci di superare gli esseri umani in molte attività cognitive.StopAI è diventato noto soprattutto per le azioni pubbliche: sit-in davanti agli uffici di OpenAI, blocchi stradali, scioperi della fame, proteste davanti alla sede di Anthropic e di altre aziende AI. Alcuni membri del gruppo sono stati arrestati durante queste manifestazioni. A differenza di organizzazioni più strutturate, StopAI insiste molto sulla propria natura dal basso, cioè basata quasi interamente su volontari e piccole donazioni online. Il gruppo sottolinea spesso di non ricevere finanziamenti dai grandi circuiti filantropici legati alla Silicon Valley.Una figura molto discussa è stata Sam Kirchner, uno dei fondatori, successivamente allontanato dal gruppo dopo tensioni interne e accuse di comportamenti aggressivi. Oggi uno dei volti più visibili è Guido Reichstader, noto per le proteste e gli scioperi della fame organizzati davanti alle sedi delle aziende AI.Dal punto di vista ideologico, StopAI unisce temi diversi: rischio esistenziale, critica alle Big Tech, opposizione al transumanesimo e timore di una società sempre più automatizzata. Più che concentrarsi soltanto sulla regolamentazione tecnica, il gruppo presenta l’AI come una trasformazione culturale e politica che potrebbe cambiare profondamente il ruolo degli esseri umani nella società.La via “alternativa” di ControlAIOrientata a una critica nei confronti dell’AI al punto da paragonare i rischi dello sviluppo della nuova tecnologia a quelli di una guerra nucleare, ControlAI è una delle realtà più strutturate (ed economicamente rilevanti) tra quelle che si oppongono alla crescita dell’intelligenza artificiale generativa verso quella “superintelligenza” (ASI) che aprirebbe le porte all’apocalisse. L’associazione senza fini di lucro è guidata da Andrea Miotti, manager che vanta un curriculum strepitoso – dai master alla London school of economics and political science, passando per impieghi alle Nazioni unite – e spiccate capacità comunicative.Molto attiva nel Regno Unito, ControlAI è orientata all’uso di tecniche di lobbying rivolte ai settori governativi e istituzionali e si muove su due binari. Il primo è quello della pressione popolare, veicolato attraverso il meccanismo – tipicamente anglosassone – del “messaggio al proprio rappresentante alla Camera”. Il secondo è l’occupazione degli spazi mediatici: nel corso dei suoi tre anni di attività, l’associazione è riuscita a comparire con continuità su Bbc, Guardian, Washington Times, Nbc e Times.A dispetto del nome, ControlAI non propone la semplice introduzione di sistemi di controllo, ma una critica molto più radicale. Non è un caso che nel board dell’associazione compaiano anche Connor Leahy e Gabriel Alfour, fondatori della startup Conjecture. L’azienda (con sede a Londra) proponeva un approccio alternativo all’intelligenza artificiale che poggia le sue basi su una critica radicale alle logiche che fondano gli attuali large language model (llm) opponendogli un approccio basato sul concetto di “emulazione cognitiva”.Secondo i fondatori di Conjecture, il percorso verso la creazione di un’intelligenza artificiale sicura e controllabile avrebbe richiesto una completa inversione di rotta, abbandonando la corsa alla creazione di llm sempre più grandi per concentrarsi piuttosto su un sistema che riproduca i reali meccanismi del pensiero umano, attraverso la “scomposizione dei compiti cognitivi in moduli elementari, costruzione di componenti specializzati e affidabili, la combinazione di questi componenti in workflow strutturati”. Un processo che, stando a quanto si legge sul sito, avrebbe richiesto almeno un decennio di lavoro. Nulla di fatto, però. Lo scorso marzo lo stesso Connor Leahy ha annunciato la chiusura del progetto.Evitable, tra approccio accademico e mediaticoEvitable nasce nel 2025 ed è uno dei gruppi più strutturati del panorama anti-AI. Il fondatore è David Scott Krueger, professore associato al Mila di Montréal, centro di ricerca molto importante nel campo dell’intelligenza artificiale. Krueger arriva direttamente dal mondo della AI safety, cioè la ricerca sui rischi legati ai sistemi di intelligenza artificiale avanzati. Ha lavorato in ambienti collegati a DeepMind e collaborato con figure molto note della ricerca AI internazionale. Nel 2026 ha lasciato temporaneamente il lavoro accademico per dedicarsi completamente a Evitable.Il messaggio centrale dell’organizzazione è che lo sviluppo dell’AI non sia inevitabile né neutrale, ma una scelta politica ed economica guidata soprattutto dalle grandi aziende tecnologiche. Nei loro contenuti parlano molto di automazione del lavoro, perdita di controllo democratico e velocità della corsa verso sistemi sempre più potenti.Lo stile è molto professionale: newsletter, campagne informative, collaborazione con media e altre organizzazioni civiche, produzione di contenuti semplici e accessibili. L’obiettivo sembra essere quello di costruire consenso pubblico e pressione politica più che organizzare proteste di piazza.Anche il tema dei finanziamenti è interessante. Evitable si muove nell’ambiente dell’effective altruism e in passato Krueger ha ricevuto fondi da organizzazioni collegate a Open Philanthropy e Coefficient Giving, realtà sostenute da imprenditori e miliardari della Silicon Valley. Questo crea una situazione particolare: alcuni dei gruppi più attivi nel criticare la corsa all’AI sono finanziati da ambienti vicini allo stesso mondo tecnologico.È anche in questo contesto che Evitable ha iniziato a collaborare con realtà che non guardano più solo ai modelli di AI, ma all’intera infrastruttura necessaria a farli funzionare, spostando il focus su energia, territorio e data center.Crdcd e la lotta contro i data centerQuesto spostamento di attenzione verso l’infrastruttura fisica dell’AI è ciò che fa crescere a Coalition for responsible data center development (Crdcd), che secondo il lavoro analitico sviluppato insieme a Evitable e Together Against AI coinvolge oggi 268 organizzazioni locali negli Stati Uniti e oltre 360mila persone.Non direttamente orientata al contrasto dell’AI, la coalizione è comunque parte di quella galassia di organizzazioni che stanno osteggiando le strategie di sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa. La Crdcd si è data una forma giuridica come organizzazione non governativa e punta con decisione su fattori di pressione politica a livello delle comunità locali. L’opposizione ai data center – e la conseguente critica all’esponenziale richiesta di risorse di calcolo dell’AI – è argomentata attraverso le preoccupazioni per il consumo energetico e la pressione sulla rete elettrica, l’uso delle risorse idriche, l’impatto urbanistico e, più in generale, le ripercussioni sulla qualità della vita sul territorio.Nata in Minnesota, la coalizione si è rapidamente espansa in tutti gli Stati Uniti, utilizzando i social network per creare una rete di coordinamento tra i gruppi locali che si oppongono alla costruzione di data center sul territorio. In questo quadro, la contestazione dell’AI si sposta non solo nello spazio geografico ma sempre più anche in quello concettuale. Dal livello delle tecnologie a quello delle tante infrastrutture che ne rendono possibile l’esistenza.