HomeMassa CarraraCronacaMarmo e filiera corta, scontro politico: "Non stravolgerà i regolamenti approvati"La sindaca Arrighi prova a rassicurare: "Non riguarda il Comune", ma l’opposizione attacca: "Incostituzionale limitare le imprese"Opposizione all’attacco dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla filiera corta del marmoRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguicidi Daniele Rosi
La sentenza della Corte Costituzionale sulla lavorazione in loco scuote la politica carrarese. Da una parte la sindaca Serena Arrighi invita alla prudenza e difende l’impianto normativo costruito dal Comune negli ultimi anni; dall’altra le opposizioni leggono nella decisione della Corte una criticità politica basata sul modello della filiera corta del marmo. "Prendiamo atto della sentenza della Corte Costituzionale e con i nostri uffici siamo già al lavoro per comprendere nel dettaglio quali saranno le ripercussioni future - afferma la sindaca Arrighi - ma per quanto riguarda il Comune, la sentenza non stravolge e non scalfisce i regolamenti già approvati".
Per la prima cittadina il nodo centrale resta quello delle convenzioni firmate negli ultimi due anni da tutte le società di escavazione. Accordi che impegnano le aziende a rispettare il principio della filiera corta e reinvestire sul territorio parte della ricchezza prodotta attraverso la lavorazione locale del marmo. "Crediamo che questo sia un passaggio importante e necessario – sottolinea Arrighi – che chiunque viva e lavori nel nostro territorio dovrebbe avere a cuore". La sindaca entra poi nel merito tecnico della decisione della Corte, sostenendo che il cuore del sistema carrarese resti intatto. "Le convenzioni fissano obblighi precisi rispetto ai quali la sentenza non cambia nulla - precisa - e alla base delle nuove convenzioni c’è l’articolo 38 della legge regionale cave del 2015, che la Corte non mette in discussione".











