La guerra dei tubi porta nel sottosuolo lo scontro che all’aperto vede il sopravvento dei droni sulle mosse di terra. Dove la superficie è letale, si tenta di passare sotto. Vecchie condotte sovietiche del gas, linee tecniche abbandonate diventano corridoi d’assalto, vie di infiltrazione, trincee senza cielo. Mentre dice di essere «pronto a proseguire» i colloqui sull’Ucraina, Vladimir Putin dà l’ordine di intensificare i lanci missilistici, sostenendo che vi sarebbero spiragli per una fine del conflitto e alludendo alle avanzate russe sul campo. A Kiev è stata diramata l’allerta massima fino a domenica. Ci si aspetta una pioggia di fuoco.Il terreno racconta il pantano in cui il Cremlino si è cacciato. Dopo l’invasione del 24 febbraio 2022, la Russia era riuscita a controllare oltre un terzo del territorio ucraino. Ma dalla fine di novembre 2022 Mosca resta su circa il 20%, e ad ogni avanzata su un lato corrisponde un recupero ucraino su un’altra area. Secondo l’Istituto di studi sulla guerra (Isw), Putin potrebbe essersi formato una percezione falsata dei successi militari, sulla base di grafiche «enfatiche» fornite dall’alto comando russo. Una presunta mappa trapelata dal ministero della Difesa attribuisce a Mosca catture al di sotto della «piena conquista» indicata dalla cartina. Lo stesso schema si ripete a Kupiansk. Il comandante generale Gerasimov e altri alti funzionari hanno parlato di città presa e di migliaia di ucraini circondati. In realtà nessuna di quelle località è completamente in mano russa.Proprio a Kupiansk, dove le tavole operative del Cremlino hanno più volte anticipato conquiste non dimostrate, la guerra è scesa sotto terra. Qui, nella regione di Kharkiv, le forze russe hanno trasformato vecchie condotte sovietiche del gas in corridoi d’assalto. Non è più solo una manovra di fanteria. È una tattica da guerra sotterranea: evitare i droni, aggirare il fiume Oskil, sbucare alle spalle o ai fianchi delle linee ucraine, aprire varchi dove la superficie è osservata notte e giorno. Secondo Kiev, i russi hanno tentato di usare una vecchia condotta per muovere personale verso la città. L’uscita del canale restava sotto controllo ucraino e tre delle quattro linee individuate erano state «danneggiate e allagate». Dove per «danneggiate» si intende il cannoneggiamento delle botole di riemersione, poi bombardate e tappate dai reparti ucraini. Un imprecisato numero di soldati russi è morto annegato. I pochi che riescono a riemergere vengono catturati o colpiti dalle raffiche, mentre più a Est vengono filmati dai droni spia uomini che gattonando trascinano i corpi dei compagni. Un sottufficiale della brigata Khartiia, indicato con il nominativo “Tovsty”, ha spiegato al “Kyiv Independent” che i russi, una volta usciti dai tubi, vengono individuati quasi subito dai droni. Secondo lui possono sopravvivere al massimo un’ora, spesso molto meno. Altri ufficiali ucraini descrivono una caccia continua: individuare un foro, colpirlo, riempirlo di terra, farlo saltare, poi cercarne un altro a pochi metri. Un vicecomandante della stessa brigata, “Abat”, ha parlato di uomini mandati avanti in spazi stretti con le armi legate alla schiena, impossibilitati a rispondere rapidamente al fuoco. Un video pubblicato dal media russo indipendente “Astra” mostra un soldato che descrive nel buio scene di panico, soffocamenti, suicidi e deliri dentro a una condotta nel settore di Kursk.Il centro deserto di Kupiansk: nella città occupata dai russi si combatte ancoraC’è poi la voce dei prigionieri. Uno ha riferito durante gli interrogatori che i soldati vengono inviati nelle condutture a gruppi di dieci. Chi si rifiuta, secondo il suo racconto, viene legato e picchiato. Dice di avere percorso circa 13 chilometri usando carrelli e scooter. La geografia spiega la scelta. Kupiansk è un nodo ferroviario e stradale a poca distanza dal confine russo. L’Oskil, che per mesi ha funzionato come barriera naturale, non basta più se sotto il fiume passano tubi, cavità, linee tecniche costruite quando l’Ucraina era una piattaforma di transito energetico dell’Unione sovietica. Le testimonianze tra i combattenti di Kiev convergono su un punto: i soldati russi non avanzano solo a piedi. In alcune condotte sarebbero stati usati carrelli, skateboard, scooter elettrici, con depositi di cibo e punti di sosta. Fonti militari ucraine hanno descritto percorsi lunghi fino a 13-15 chilometri, con uscite mimetizzate in aree boschive a nord di Kupiansk.Chi ne è uscito vivo ed è stato catturato spiega che per attraversare da un punto all’altro le tubature può volerci anche una settimana. I più fortunati si muovono al buio entro un diametro di due metri, ma la maggior parte deve strisciare in spazi da 120 centimetri. Poco ossigeno, residui di idrocarburi, fanghi tossici e sostanze chimiche lasciate da anni di servizio o abbandono. Sopra, la minaccia è costituita dal fragore di droni, artiglieria, bombe plananti. Sotto, il silenzio con il respiro pesante in gasdotti dismessi, e acqua, fango tossico, carrelli, uomini sporchi di catrame che avanzano al buio. La linea del fronte non corre più soltanto sui campi o lungo il fiume. Passa dentro le infrastrutture abbandonate di un altro secolo. Trasformate in corridoi per una guerra che non trova più spazio nemmeno alla luce.