Internazionale, gastronomico, contemporaneo e sostenibile. Il trebbiano si conferma la spina dorsale della viticoltura romagnola nell’esperienza di Terre Cevico, gruppo cooperativo che conta 3.616 ettari di vigneto e 992 soci. Con un fatturato di 213,2 milioni nell’esercizio 2024/2025, l’azienda si colloca al nono posto tra i top player del vino italiano. Durante l’evento annuale nella storica cantina di Alfonsine, il trebbiano romagnolo è stato celebrato come un vitigno eclettico e moderno, capace di intercettare le nuove tendenze e di coprire il 50% della superficie vitata regionale con i suoi 14.000 ettari. Paolo Galassi, dg di Terre Cevico, ha spiegato: "La valorizzazione del trebbiano è iniziata molti anni fa con il progetto vino convenzionale nel formato brick divenuto poi trebbiano da agricoltura biologica e altre tipologie di formati e presenze crescenti in altri mercati. Il primato in questa categoria di prodotto, che ha visto appunto declinare la denominazione da trebbiano Igt con il marchio Sancrispino a una versione di vino biologico, già allora ci ha consentito di attirare l’attenzione dei grandi player della grande distribuzione". Per quel che riguarda l’export sono stati portati due casi: negli ultimi 12 mesi solo in Giappone si è venduto un milione di bottiglie di spumante e anche gli spumanti venduti in Svezia, con un progetto dedicato a un cliente, si assestano su questo dato. L’Italia oggi vede un trend di crescita importante nel canale ristorazione, con 800mila bottiglie vendute per questa categoria di vini, con un trend di crescita dell’8%.Oltre alle versioni ferme e spumantizzate, con ben 10 milioni di bollicine prodotte nell’ultimo anno, il trebbiano si espande nella mixology e nelle varianti analcoliche o a basso alcol per conquistare la Generazione Z.