"Non do colpe a nessuno per la morte di mia moglie. Nessuno mi ridarà Umberta. Questa è la premessa. Ma voglio spiegare come mi sono sentito in ospedale, affinché non ricapiti ad altre persone. In casi come questo, da parte del personale sanitario servirebbero sensibilità, delicatezza e tatto". A fare la segnalazione è Fabbrizio Cartechini di Camporotondo, marito della 63enne Umberta Donati, maestra di sostegno, che se n’è andata nella notte tra il 6 e il 7 maggio. "Quella notte, quando sono arrivato al pronto soccorso di Camerino, mi hanno spiegato di attendere in sala di aspetto. Verso le 3 il rianimatore, accompagnato da un’infermiera, mi ha detto: “La signora è arrivata morta“. Così, secco. Io non volevo crederci: mia moglie era salita sulla barella da sola; prima di partire mi aveva chiesto di passarle i fazzoletti e mi aveva ringraziato. E so che, prima di scendere a Camerino, ha salutato i due operatori che l’avevano accompagnata in ambulanza". Cartechini ricorda quelle ore piene di disperazione al pronto soccorso dopo la notizia della morte della moglie. "Ragionavo a voce alta fra me e me “ora come lo dico a nostro figlio?“ – prosegue –. Un altro medico allora mi ha chiesto quanti anni avesse. Io ho detto “40“, e mi ha risposto “Eh allora…“, come se il dolore per la morte improvvisa di una madre dipendesse dall’età. Non eravamo preparati. Umberta e nostro figlio, Diego, erano legatissimi". Di contro, però, Cartechini vuole ringraziare tutte quelle persone che in questo mese hanno dimostrato alla famiglia il loro affetto. "Mia moglie ha insegnato in tante scuole del territorio, lasciando il segno – conclude –. Mi ha chiamato persino la sindaca di Potenza Picena, Noemi Tartabini, per dirmi di essere diventata insegnante proprio per aver seguito l’esempio di Umberta".
"La morte di mia moglie uno choc: in ospedale serve maggiore tatto"
"Non do colpe a nessuno per la morte di mia moglie. Nessuno mi ridarà Umberta. Questa è la premessa. Ma...






