Patrizio Turi nel 1999 si occupò della Moby Prince come giudice della Corte d’appello di Firenze: dovette scrivere la sentenza che dichiarava prescritti i reati di omicidio e lesioni colpose plurime. Ma quel disastro – il traghetto in fiamme dopo l’urto con la petroliera Agip Abruzzo, i 140 morti fra passeggeri ed equipaggio – gli sono rimasti nella mente. Mentre fra gli scenari si affacciano terze navi, traffici illeciti nella rada, radar disattivati per garantire discrezione a manovre Usa, Turi ha continuato a studiare. Ieri era a Cagliari a Sa Manifattura, ospite di Ideario Storie per presentare – col giornalista Rai Paolo Mastino e i parlamentari Silvio Lai e Pietro Pittalis, presidenti della seconda e della terza commissione d’inchiesta – il suo “Moby Prince. Un’indagine da proseguire” (Compagnia dei Santi bevitori).

Può stupire che il giudice che ha scritto la sentenza scriva un libro per dire che bisogna indagare ancora

«Quando le cose sono difficili, e purtroppo c’è qualcuno che ha remato contro per renderle più difficili, la verità viene avanti piano piano. D’altra parte prima tutte le indagini amministrative, poi quelle giudiziarie, poi due commissioni parlamentari d’inchiesta – e ora c’è la terza - non sono riuscite a capire fino in fondo che cos’è successo».