Solo poche ore dopo l’ordine di occupazione del premier Benyamin Netanyahu, i carri armati israeliani hanno cominciato ad avanzare a Gaza, fino a invadere il corridoio Netzarim, che divide il nord dal sud.
LA NOTIZIA non giunge inattesa ma è la conferma di indiscrezioni e minacce che si inseguono ormai da giorni sui giornali israeliani e nei discorsi pubblici dei leader di governo. Lo stesso Netanyahu ha annunciato giovedì l’invasione del 70% della Striscia durante un evento pubblico, dinanzi a una sala gremita e non con un semplice comunicato ufficiale.
Quanto più si parla di accordi, tanto più Israele accelera i preparativi per l’offensiva. Stretto nel timore di dover frenare l’escalation militare contro l’Iran e di subire una parziale battuta d’arresto nella feroce operazione in Libano, il governo si muove verso una campagna elettorale sul sangue di Gaza. E non lo fa da oggi.
Nelle ultime settimane le milizie palestinesi controllate da Tel Aviv hanno assunto un ruolo di primo piano nello sfollamento della popolazione e nei preparativi per l’avanzata dei mezzi militari. Armati Israele e protetti dai droni e dalla potente aeronautica, le bande collaborazioniste riescono ad assaltare zone sempre più ampie, cacciando gli abitanti e aprendo la strada ai militari.







