Per Taiwan la dipendenza militare dagli Stati Uniti si sta rivelando rapidamente un problema. Da quasi mezzo secolo la sicurezza dell’isola si regge su una promessa implicita di Washington: fornire le armi necessarie per scoraggiare un’invasione cinese. Ma una promessa vale soltanto finché viene percepita come credibile. Ecco perché la decisione dell’amministrazione Trump di congelare temporaneamente un nuovo pacchetto di armamenti da 14 miliardi di dollari ha acceso un dibattito che va ben oltre la burocrazia delle forniture militari.

La dipendenza di Taiwan dall’ombrello militare americano è quasi totale. Il rapporto Sipri di quest’anno mostra che il 96% delle importazioni di sistemi di difesa dell’isola provengono dagli Usa. Alla fine di aprile la lista degli ordini già approvati ma non ancora consegnati valeva 29,7 miliardi di dollari, in aumento rispetto all’anno precedente nonostante l’arrivo dell’ultima tranche di carri armati Abrams abbia finalmente chiuso uno dei programmi più datati. Taiwan negli anni ha cercato di ridurre questa vulnerabilità investendo in una propria industria della difesa. Oggi produce autonomamente missili, radar, droni, navi militari e persino alcuni velivoli da combattimento. Ma continua a dipendere dagli Stati Uniti per le tecnologie più avanzate e per una parte decisiva delle proprie capacità militari.