"Mi sono sentito disorientato, improvvisamente con poca energia. Non ricordo l'ultima volta che mi ero sentito così debole". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, il campione azzurro di tennis Jannik Sinner. "Ho provato ad andare avanti, aggiunge, il quarto set l'ho lasciato, nel quinto mi sentivo meglio, ma l'energia restava bassa. Non sono riuscito a tenere il primo game e da lì è stata in discesa per il mio avversario, a cui comunque devo fare i complimenti. Peccato, perché i primi due set e anche il terzo li stavo giocando molto bene, ma questo è lo sport". Quando ha capito che la giornata non era quella giusta? "Al risveglio. Non ho dormito bene, qualcosa non andava" prosegue il campione azzurro. "Negli Slam. afferma ancora, un paio di giornate storte capitano. Di solito riesco a cavarmela, stavolta non sono riuscito a tirarmi fuori. Del resto, non sono un robot, nessuno vince sempre. È andata così, ma in tabellone restano ancora tanti italiani e speriamo che facciano bene". "Faceva caldo, prosegue Sinner, sì, ma non c'erano condizioni estreme. Il problema non era il caldo, ero io. Non saprei individuare un fenomeno scatenante. Dopo aver fatto la doccia in mattinata mi sono sentito meglio, poi in campo mi è arrivata come una botta. Non ho trovato la via d'uscita". Cosa farà nei prossimi giorni? "Ovviamente dovremo fare degli accertamenti, parlare di quello che è successo insieme con il team. Poi avrò bisogno di riposo, di staccare un po'" conclude il campione azzurro di tennis. Sull’episodio ha fornito un parere medico il prof. Pregliasco: "L'organismo, dopo mesi di impegni ai massimi livelli, ha lanciato un segnale inequivocabile: la necessità di fermarsi e recuperare". Così il direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, analizza il crollo di Jannik Sinner al Roland Garros: il n.1 del tennis mondiale, a un passo dalla vittoria del match contro l'argentino Juan Manuel Cerundolo, ha avuto un black out. "Ero senza energie e non trovavo la via d'uscita" ha spiegato il campione azzurro." “Quanto accaduto deve ricordarci una verità spesso dimenticata: anche gli atleti più forti al mondo restano esseri umani -sottolinea Pregliasco -. Nessun organismo può essere considerato una macchina perfetta e inesauribile. Il quadro descritto -vertigini, nausea, improvvisa perdita di energie - è compatibile con una situazione multifattoriale nella quale possono aver inciso affaticamento accumulato, recupero incompleto, stress agonistico, alterazioni del sonno, condizioni ambientali e possibili fattori metabolici o infettivi. È sbagliato parlare di colpe"."Quando si arriva a livelli di eccellenza assoluta, il margine tra prestazione straordinaria e sovraccarico fisiologico può diventare molto sottile - conclude Pregliasco -. Non parlerei di errore né di responsabilità individuali. Piuttosto di un organismo che, dopo mesi di impegni ai massimi livelli, ha lanciato un segnale inequivocabile: la necessità di fermarsi e recuperare. Lo sport professionistico moderno impone ritmi estremamente intensi. La vera sfida oggi non è soltanto vincere, ma preservare la salute degli atleti nel lungo periodo".
Sinner: “Non sono un robot, il problema non era il caldo, ero io”
“In campo mi è arrivata come una botta, non ho trovato la via d'uscita”, aggiunge il numero 1 dopo la sconfitta con Cerundolo a Parigi. Pregliasco: "L'organismo, dopo mesi di impegni, ha lanciato un segnale inequivocabile: la necessità di fermarsi"










