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Marta Blumi Tripodi

A creare scompiglio soprattutto il live di Kanye, già vietato in numerosi Paesi europei, ma anche il caos organizzativo che si è generato attorno al festival in programma alla RCF Arena

Il concerto del rapper Kanye West a Reggio Emilia, è proprio il caso di dirlo, non nasceva sotto i migliori auspici: doveva essere parte dell'Hellwatt Festival, una rassegna dalle ambizioni internazionali e dai budget stellari in programma alla RCF Arena. Festival che, dopo una partenza a scossoni tra disguidi organizzativi e interrogazioni della politica locale, aveva cambiato nome dopo che il fondatore e direttore artistico, Victor Yari Milani (neofita nell'ambito dei grandi eventi dal vivo ma a suo dire esperto organizzatore di eventi privati di lusso, come le nozze della figlia di Putin), era stato silurato da C.Volo, che gestisce la RCF Arena per conto di Coopservice, colosso delle cooperative emiliane. La rassegna era quindi rinata un paio di settimane fa sotto il nome di Pulse of Gaia: stessi organizzatori, stesso staff, ma direzione artistica diversa (il team Zamna, festival internazionale di musica elettronica).

Nel frattempo, però, sono subentrati problemi ancora più grandi, già prevedibili se si considera l'andazzo nel resto d'Europa: Kanye West è infatti uno dei personaggi più discussi del momento a causa di una serie di esternazioni antisemite e pro-nazi - probabilmente dovute a una serie di problemi psichiatrici mal curati, sicuramente poi ritrattate ampiamente a mezzo stampa, ma tant'è - e diversi altri paesi avevano deciso di annullare i suoi concerti o di negargli il visto d'ingresso, dall'Inghilterra alla Polonia e alla Svizzera. Anche in Italia diverse voci, dalle comunità ebraiche di Reggio Emilia e Modena al Codacons, da Carlo Calenda a Pina Picerno, si erano uniti al coro di dissenso. C'era anche un problema di ordine pubblico e di gestione flussi: il concerto, previsto per il 18 luglio e con 68.000 biglietti venduti finora, sarebbe stato preceduto il 17 luglio da un altro live di un rapper americano, Travis Scott, anch'esso di difficile gestione dal punto di vista logistico (nel 2021 a un suo concerto a Houston erano morte otto persone nella calca).