“È un incarico che fa tremare le vene e polsi”: così Barbara Baraldi, autrice di thriller e sceneggiatrice di fumetti nata a Mirandola 51 anni fa, raccontava le sue sensazioni (e paure) dopo la nomina a curatrice della serie “bonelliana” di Dylan Dog. Tre anni dopo “le vene e i polsi tremano ancora ed è bellissimo, la paura ci mantiene vivi”. Sicuramente mantiene viva la serie del famoso indagatore dell’incubo che festeggia a Pescara i suoi primi 40 anni con una mostra all’interno di “Cartoons on the Bay“, il festival internazionale dell’animazione e dei linguaggi transmediali organizzato da Rai Com. A far tremare vene e polsi è occuparsi di una serie creata dalla geniale intuizione di Tiziano Sclavi nel 1986. Sclavi, narratore raffinato, creò un successo editoriale e un fenomeno di costume senza precedenti. Storie tra orrore e fantastico, tra giallo e surreale, che hanno avvicinato anche un vasto pubblico femminile al fumetto. Un personaggio ancora sulla breccia anche se con numeri diversi rispetto agli anni Ottanta e Novanta.
Nel “suo” Dylan Dog c’è lo sforzo di rinnovare il personaggio, renderlo più fresco, a volte spiazzante, senza stravolgerne le caratteristiche. Quanto è difficile mettere le mani su un mostro sacro come l’indagatore dell’incubo?






