Alla disperata ricerca del successore di Yannick Noah, l’ultimo francese a vincere un Grand Slam nel lontano 1983, da oltre quarant’anni. Se Londra piange Parigi non ride. La Francia tennistica aspetta il messia con la racchetta da lungo tempo. E nulla hanno potuto negli ultimi venti anni i quattro moschettieri, Gilles Simon, Gaël Monfils, Richard Gasquet e Jo-Wilfried Tsonga, fantastici giocatori a cui però è sempre mancato qualcosa per guardare tutti dall’alto verso il basso. Ora, improvvisamente, una luce si è accesa. È giovane ancora tenue e con parecchi punti interrogativi, ma promette di diventare brillante. Quanto è probabile lo scopriremo a breve.

Moïse Kouamé, soprannominato “KTT” (Kouamé tout court) ha iniziato a scaldare i freddi cuori dei francesi e a far sognare i tifosi transalpini. Nato a Sarcelles, sobborgo a nord di Parigi, da madre camerunense e padre ivoriano, all’inizio dell’anno si trovava all’833esimo posto della classica. Un discreto risultato, per un ragazzino di appena diciassette anni. Dall’inizio della stagione ha poi vinto tre titoli nel circuito ITF, quelli di categoria inferiore ai challenger, ha ottenuto la sua prima vittoria nel circuito maggiore, nel Master Mille di Miami, e si è presentato qui al Roland Garros senza particolari aspettative grazie a una wild card offerta dagli organizzatori. Meno di una settimana dopo questa sembra già diventata casa sua. Ha battuto al primo turno, ma sarebbe meglio dire demolito, l’ex numero 3 del mondo, Marin Cilic, mostrando una maturità tennistica fuori dal comune, e al turno successivo si è ripetuto eliminando il paraguaiano Adolfo Daniel Vallejo al quinto set dopo quasi cinque ore di battaglia, diventando il più giovane tennista a raggiungere un terzo turno slam dai tempi di Rafa Nadal a Wimbledon (2003). «Sono molto contento del livello di gioco espresso in questi giorni. Vincere qui a casa mia sarebbe un sogno, ma mi sembra un tantino prematuro», ha detto sorridendo.