I primi vagiti il neonato li aveva emessi nell’appartamento dei genitori a Pietralata. Era nato in casa, senza assistenza medica e senza essere stato sottoposto agli esami obbligatori post nascita.
Una scelta che, per la procura, si è rivelata fatale: dopo appena quindici giorni il bambino è morto per una meningoencefalite dovuta all’inalazione di liquido amniotico.
Era il 31 gennaio 2025. Ora la coppia – un romeno di 49 anni e un’italiana di 31 – è stata rinviata a giudizio per omicidio colposo. Lo scorso aprile l’uomo e la donna erano nuovamente finiti sotto i riflettori delle cronache per il secondo figlio. Questa volta il piccolo era nato in ospedale, ma la madre si era allontanata senza rispettare il periodo di osservazione.
Da qui era scattato un controllo del Nucleo assistenza emarginati della polizia locale: gli agenti avevano trovato il neonato nell’appartamento, adagiato a terra tra rifiuti, muffa e cinque chili di marijuana. Dopo il ricovero al Policlinico Umberto I, è stato affidato ai genitori della donna. Il fratello più grande, invece, non è riuscito a salvarsi.
Era nato il 15 gennaio 2025 con la tecnica del “lotus birth”, pratica new age che prevede di non recidere il cordone ombelicale, lasciandolo cadere solo dopo essersi seccato. Una scelta di cui, secondo la procura, i genitori conoscevano i rischi “di infezione a cui avrebbero esposto il nascituro”, si legge nelle carte.






