Il governo festeggia i dati Istat sull’andamento del mercato del lavoro in aprile: gli occupati sono saliti a 24 milioni e 337mila, +123mila sul mese prima, un nuovo record. Mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, ai minimi dal 2004. “Non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione”, gongola sui social Giorgia Meloni. “Ma c’è un numero che merita di essere sottolineato più di altri: sempre nell’ultimo anno i dipendenti permanenti sono aumentati di 143mila unità, mentre i dipendenti a termine sono diminuiti di 64mila. La sinistra ha sempre detto di voler combattere il precariato. La destra lo sta facendo”. Ma l’entusiasmo della premier sorvola su diverse crepe – le solite – che raccontano una storia meno trionfale.
L’intero aumento degli occupati è infatti più che spiegato dalla fascia degli over 50. In un anno i lavoratori con almeno cinquant’anni sono cresciuti di 419mila unità, mentre gli occupati tra i 35 e i 49 anni sono diminuiti di 158mila e quelli tra i 15 e i 24 anni di 40mila. In altre parole, senza l’espansione della componente più anziana della forza lavoro il saldo occupazionale sarebbe negativo. E a spingere i numeri contribuiscono soprattutto due fattori strutturali: l’invecchiamento della popolazione e l’innalzamento dell’età effettiva di pensionamento. Oggi gli over 50 rappresentano il 42,8% di tutti gli occupati italiani: quasi un lavoratore su due.









